La crisi dell’energia fa registrare alle imprese meccaniche un rialzo dei costi di produzione fino al 40%. Lo ha affermato il presidente di Anima, Marco Nocivelli, oggi durante l’assemblea di settore. «All’inizio di quest’anno» ha detto «il quadro è rapidamente peggiorato. L’invasione russa in Ucraina ha portato nuovamente i comparti industriali in una situazione di grande incertezza, con l’ombra di chiusure e casse integrazioni che è tornata a proiettarsi sulle nostre aziende. Si è assistito a una frenata della ripresa economica, e ogni impresa ha dovuto fare i conti con gli effetti devastanti dell’aumento inesorabile dei costi, del rallentamento dei mercati, dell’incertezza sull’approvvigionamento energetico».
Secondo il sondaggio diffuso meno di un mese fa da Anima tra le mille aziende associate, «oltre la metà delle imprese della meccanica ha registrato incrementi nei costi di produzione che si collocano tra il 10% e il 30% rispetto allo scorso anno; per 2 aziende su 5 gli aumenti raggiungono e superano il 40%. La conseguenza diretta è un’allarmante erosione della marginalità: per più di un’impresa su due si prevede una riduzione dei profitti che supera il 10% nel secondo semestre del 2022, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I costi cominciano a essere insostenibili per un numero sempre maggiore di aziende, che chiedono a gran voce una maggiore tutela del mercato e del sistema imprenditoriale».








