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Nicola Monti (AD Edison): «La politica dei no ha danneggiato il Paese sull’energia. Ora occorre riparare»

«A livello nazionale, è certo inimmaginabile rimpiazzare il 30 per cento del gas dalla sera alla mattina», ammette Nicola Monti, amministratore delegato di Edison: «È la nostra preoccupazione principale, stiamo valutando come cominciare a massimizzare le altre fonti in previsione di una eventuale escalation». 

Tempi duri e, in effetti, il top manager di Foro Bonaparte in una intervista alla Stampa rileva che l’invasione in Ucraina ha già cominciato a minare la congiuntura. «Anche tralasciando gli aspetti sociali e politici di un conflitto che non si può non condannare – concede -, l’impatto economico è forte e la situazione grave. Venivamo da un ultimo trimestre 2021 di alti prezzi per l’energia e le principali materie prime dovuti al rimbalzo post pandemico. Adesso si è aggiunto un ulteriore elemento di incertezza. I prezzi sono alle stelle e gli approvvigionamenti energetici dell’Europa si sono fatti incerti». La sintesi è amara: «Dopo la pandemia ci attendevamo una fase di maggiore tranquillità, con nuovi investimenti e crescita». Invece, «ci è toccato un bagno di realtà che ci ha proiettato in uno scenario crudo e complesso: frena l’economia, calano i consumi, tutto ha impatto sui piani di ripresa».

Paghiamo errori del passato 

«La dipendenza dell’Europa dalla Russia è forte. Troppo. Abbiamo investito poco come Paese nella diversificazione e questo pone un problema drammatico, in prospettiva, se le forniture dovessero interrompersi. In tal caso, non sarebbero immediatamente sostituibili. Paghiamo una politica di scarsa diversificazione delle fonti e delle rotte del gas. Vale per l’Europa e l’Italia» dice l’Ad di Edison alla Stampa.

Le colpe della politica del no

«È colpa di una politica del “no” che si è diffusa in modo pervasivo, il “no” alle infrastrutture e non solo. La vicenda del “no” al Tap, che oggi è una sorgente importante per bilanciare prezzi e diversificare, è ben nota. Se non riusciamo ad accettare le infrastrutture necessarie sul territorio, a fare dei parchi eolici, osteggiati perché “le torri si vedono”, siamo bloccati. Una parte del territorio deve essere dedicata a insediamenti di natura industriale, dobbiamo evolvere l’approccio» sostiene Monti.

Le leve e la mossa estrema del carbone

«Ci sono tre leve a nostra disposizione. Diversificare le fonti gas, crescere sulle rinnovabili e spingere sui servizi energetici con cui si ottimizzano i consumi e si riducono le emissioni in modo sensibile».
«Riattivare le centrali a carbone? È un provvedimento di estrema emergenza. In quanto tale, ha senso. Evita il rischio di blackout qualora la fornitura russa venisse meno e potrebbe essere quindi necessario per garantire la sicurezza energetica del sistema» prosegue l’Ad nel colloquio con La Stampa.

Mutuo soccorso 

«A livello europeo occorre proseguire un ragionamento di mutuo soccorso che metta a fattor comune le risorse disponibili. L’Ue ha un sistema elettrico e gas ben interconnesso, che ha sempre funzionato molto bene e che può essere equilibrato. Tutti i paesi vanno nella stessa direzione, gli obiettivi al 2030 con la prevista riduzione del 55 per cento delle emissioni sono uguali per tutti. La transizione è una scelta che vale per tutti. L’Unione ha il compito di coordinarsi e condividere le risorse così da stabilizzare i prezzi» conclude Monti.

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