Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Nel 2023 cresce l’occupazione nelle imprese | L’analisi dell’Istat

Nel 2023, sono poco più di 4,5 milioni le imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato (+0,8% rispetto al 2022) e occupano oltre 18,1 milioni di addetti (+2,4% sul 2022). I dipendenti sono circa 13,4 milioni (+3,3% sul 2022).

Lo si legge in un report dell’ISTAT. Circa l’80% delle imprese opera nel settore dei Servizi (+1,1% rispetto al 2022), che occupa il 67,5% degli addetti e produce il 55,7% del valore aggiunto totale. Nei servizi la crescita dell’occupazione (+2,6% per gli addetti, +3,6% per i dipendenti) è di poco superiore alla media generale.

Nell’Industria in senso stretto, nel 2023, sono attive l’8,3% delle imprese e si registra un calo rispetto all’anno precedente (-1,6%) in termini di numerosità. L’incremento occupazionale (+1,8% per gli addetti; +2,2% per i dipendenti) è inferiore alla media generale. Il settore, per il 2023, occupa il 23,5% degli addetti e realizza il 35,3% del valore aggiunto totale.

Nel settore delle Costruzioni opera l’11,8% delle imprese attive, che occupano il 9,0% degli addetti generando il 9,0% del valore aggiunto totale. L’incremento dell’occupazione rispetto all’anno precedente è superiore alla media: +3,3% per gli addetti e +4,6% per i dipendenti.

Le grandi imprese (0,1% del totale) generano circa il 35% del valore aggiunto del 2023, occupano circa un quarto degli addetti (24,4%), un terzo dei dipendenti totali (33,0%) e mostrano un incremento, per entrambe le variabili, del +4,4% rispetto all’anno precedente. Stessi incrementi si registrano per le medie imprese, mentre sono leggermente inferiori (+4,3%) per la classe di addetti 20-49.

Il 4,2% delle imprese è organizzato in strutture di gruppo (190.777 imprese in 124.274 gruppi), con oltre 6,9 milioni di addetti (+6,1% sul 2022) e generano il 57,9% del valore aggiunto dell’industria e dei servizi.

La crescita occupazionale riguarda le imprese appartenenti a tutte le tipologie di gruppi: +10,6% per le imprese dei gruppi domestici, +4,6% per le imprese delle multinazionali estere e +1,9% per le imprese delle multinazionali italiane. Le grandi imprese organizzate in gruppi sono soltanto il 2%, ma arrivano a produrre il 57,5% del valore aggiunto dei gruppi.

Decresce lievemente la dimensione media delle imprese appartenenti a gruppi (36,3 addetti contro 39,3 del 2022). Per le imprese appartenenti a gruppi multinazionali i valori sono molto più consistenti: la dimensione media varia tra 111,9 addetti per le imprese dei gruppi con governance estera e 135,2 per quelle dei gruppi con governance italiana. Minore la dimensione media delle imprese dei gruppi domestici (18,4 addetti).

Nel 2023, per il terzo anno consecutivo dopo il calo dovuto alla crisi pandemica (-10,5% nel 2020 rispetto al 2019), prosegue la crescita del valore aggiunto in termini nominali (+7,3%), anche se in misura ridotta rispetto agli anni precedenti e in particolare al 2021.

La crescita del valore aggiunto si associa, nel 2023, ad una riduzione del fatturato (-2,2%) e a una maggiore contrazione dei costi per l’acquisto di beni e servizi (-7,4%). In particolare, si registra una significativa diminuzione dei costi per beni (-12,1%) non compensata dall’incremento dei costi per servizi (+6,1%).

L’aumento del valore aggiunto è più elevato per le imprese nella classe di addetti 10-19 e per le medie imprese (+8,5%). Per le grandi imprese l’incremento è del 7,8%, mentre risultati inferiori alla media riguardano le microimprese (+5,9%) e quelle nella classe 20-49 addetti (+6,9%).

Il confronto rispetto al periodo precedente mostra una crescita del valore aggiunto maggiore per le imprese indipendenti (+13,5%) rispetto a quelle delle imprese appartenenti a gruppi (+8,4%). Nel 2023 sono le imprese dei gruppi domestici a crescere maggiormente come valore aggiunto (+12,2%), mentre per quelle appartenenti a gruppi multinazionali la crescita è del 6,7%.

Il calo del fatturato riguarda le imprese con oltre 20 addetti: -1,2% per quelle nella classe 20-49, -6,7% per le medie e -3,4% per le grandi. Stesso andamento per le imprese appartenenti a gruppi (-4,4%), con un calo ancora più evidente per le medie (-8,8%) e pari a -3,3% per le piccole della classe 20-49 e -3,9% per le grandi.

I costi per acquisti di beni sono in calo per tutte le classi dimensionali (-17,7% per le medie imprese e -14,9% per le grandi). Allo stesso tempo, crescono i costi di acquisto per servizi, in particolare per le imprese più grandi (+8,1%) e per quelle piccole nella classe 10-19 addetti (+6,9%).

Altre voci importanti per l’analisi dei risultati economici delle imprese sono il costo del lavoro e il margine operativo lordo, che crescono rispettivamente del 5,5% e del 9,2%. L’incremento del costo del lavoro fa registrare valori crescenti a partire dal +1,2% delle microimprese, proseguendo nelle classi dimensionali centrali con valori rispettivamente del +4,6% e del +5,2% per le classi 10-19 e 20-49 e superando i valori medi generali per le medie (+6,6%) e per le grandi (+7,2%).

Il margine operativo lordo aumenta del 14,0% per la classe 10-19 e dell’8,6% per le grandi. Incrementi di rilievo riguardano anche le medie imprese (+11,2%). Gli investimenti per addetto crescono, in termini nominali, di oltre l’11%, passando da 7,6 a 8,4 mila euro. Sono in crescita per tutte le classi dimensionali ad eccezione delle grandi imprese (-1,7%).

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.