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Paolo Mossone (direttore Fondazione Imc): «Ostriche made in Italy: la differenza la fa chi produce»

Con l’allevamento delle ostriche la Sardegna potrebbe fare concorrenza alla Francia, almeno in termini di qualità. Per ora nell’isola le aziende impegnate nell’allevamento di questi prelibati molluschi sono otto, ma il loro numero è destinato almeno a raddoppiare, grazie a “OstrInnova”, progetto dell’agenzia regionale Sardegna Ricerche e della Fondazione Imc – Centro marino internazionale di Oristano, finanziando con fondi europei.

La Sardegna dispone di circa 10 mila ettari di lagune costiere, per la maggior parte dedicate all’allevamento estensivo di specie ittiche o alla raccolta di banchi naturali di vongole. Ma sono siti idonei anche per l’allevamento di ostriche, secondo i primi risultati del programma Ostrinnova, avviato nel 2016 e destinato a concludersi l’anno prossimo. Al momento – secondo dati di Sardegna Ricerche – l’ostricoltura in Sardegna sfrutta una superficie di circa 500 ettari e viene praticata principalmente nelle lagune, che la rendono fra le regioni italiani che più contribuiscono alla produzione di ostriche nazionale.

Nella prima fase del programma è stata avviata la sperimentazione dell’allevamento dell’ostrica concava (Crassostrea gigas), prodotta in tre aree lagunari pilota: San Teodoro (Sassari), Stagno di Tortolì (Nuoro) e Santa Gilla (Cagliari).

Nella seconda fase, partita da pochi mesi, sono allo studio le potenzialità produttive anche di un’altra varietà, l’ostrica piatta (Ostrea edulis), specie autoctona, e nuovi siti, come Olbia e Sant’Antioco-Calasetta (Sud Sardegna), per avviare una seconda sperimentazione del processo produttivo, ma anche per iniziare il trasferimento delle tecnologie testate durante la prima fase.

«L’obiettivo del progetto», spiega Paolo Mossone, direttore Fondazione Imc, «è valutare il potenziale di questa attività e capire quanto si può produrre e dove lo si può fare, tenendo conto dei vari vincoli. Una volta che l’ambiente risulta idoneo, la qualità delle ostriche è legata più alla tecnologia produttiva adottata e non ad altri fattori. La differenza vera, insomma, la fa chi produce e il modo in cui lo fa».

Maura Baroli, responsabile scientifica del progetto OstrInnova, chiarisce che la Fondazione Imc sta «portando avanti degli studi specifici per la Regione, su incarico dell’assessorato dell’Agricoltura, per produrre il piano delle zone da destinare all’acquacoltura».

«OstrInnova è un progetto cluster», aggiunge Baroli, «e alla prima fase avevano aderito quindici aziende sarde che operano nel comparto della pesca e ora, con la seconda fase, siamo arrivati a una ventina». 

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