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[L’analisi] Il modello Sanna Marin: basta neutralità grazie all’indipendenza energetica da Mosca

La Finlandia abbandona formalmente la sua decennale neutralità. La più importante scelta geo-strategica della storia moderna di Helsinki non è né un azzardo politico, né un riflesso istintivo dovuto alla guerra in Ucraina. Preparata da tempo è l’opzione oggi attuabile grazie alla creazione di precondizioni per l’indipendenza energetica da Putin.

Se ti consideri un grande leader e inizi una guerra di invasione per impedire ad un paese neutrale di entrare nell’orbita sociale, economica e militare del tuo presunto nemico e quello che ottiene non solo è uno stallo sul campo di battaglia, ma parallelamente la richiesta di altri due paesi, tuoi vicini, storicamente neutrali, di entrare con urgenza in quella alleanza militare per avere così uno scudo di protezione ad una tua eventuale invasione, occorre che tu ripassi o studi il concetto filosofico coniato da Wilhelm Wundt di eterogenesi dei fini.

Putin non ha conquistato Kiev. Non è riuscito a compiere il blitz della guerra lampo. Non ha scacciato o eliminato Zelensky. Non ha conquistato il Donbass. Non è riuscito ad impedire l’accesso al mare all’Ucraina. E ora, dopo 80 giorni di guerra, rischia di avere presto i militari della NATO lungo il suo confine più esteso. Quello finlandese che corre da sud verso nord per 1.348 chilometri dal golfo finlandese al ben oltre il circolo polare artico.

La Finlandia ha rotto gli indugi per prima e in via formale. Seguirà la Svezia. E lo ha fatto a fronte di un’attenta analisi geopolitica. Ha valutato costi, rischi e benefici. I costi sono quelli necessari per garantirsi un approvvigionamento energetico alternativo a quello russo. I rischi riguardano le ritorsioni, certe, da parte dei russi, di natura economica e potenzialmente militare.

Ha ponderato, infine, i benefici e le opportunità che porterà con sé la scelta di abbandonare la settantennale neutralità militare. La più importante decisione geo-strategica della storia moderna della Finlandia non è dunque né un azzardo politico, né un riflesso istintivo dovuto alla guerra in Ucraina capace di ledere le prospettive economiche della nazione scandinava. Al contrario, è stata una decisione preparata da tempo come opzione possibile e attuabile attraverso la creazione di quelle precondizioni di sicurezza e autonomia economica ed energetica per la salvaguardia degli interessi nazionali. Precondizioni imprescindibili per compiere un passo così dirimente.

La prima ritorsione russa è stata infatti quella di tagliare la fornitura di energia elettrica. Helsinki non si è scomposta. Era certa della reazione del Cremlino ed è pronta a gestirla. Da tempo aveva attivato piani alternativi. La partita strategica nella relazione con la Russia era, è e resterà dunque quella energetica. La dipendenza dal petrolio, dal gas e dall’energia russa in generale è il vero tallone d’Achille dell’Europa. Poter rinunciare alla neutralità ha evidentemente un prezzo molto alto per i finlandesi. Ma l’inerzia di essere considerati potenzialmente “buoni vicini” da parte di Putin, dunque remissivi, rinunciando alla protezione esterna della NATO, alla luce dei recenti fatti ucraini, è un rischio che la Finlandia non sente più di affrontare

Applicando la teoria dei giochi la premier finlandese Sanna Marin, classe 1986, ha costruito l’opzione della rinuncia alla neutralità, preparando per tempo la sua indipendenza energetica ed economica da Mosca. E così in poco meno di 80 giorni quello che era comunque un rapporto di forte interscambio economico, culturale e sociale sta per essere interrotto in modo radicale, con conseguenze pratiche immediate.

La prima centrale nucleare di proprietà di una joint-venture russo-finnica che sarebbe dovuta entrare in funzione nei prossimi anni non si farà più per scelta dei finlandesi. I treni dal nome evocativo, Allegro, che collegavano San Pietroburgo alla capitale finlandese non viaggiano più lungo i 390 chilometri della rete ferroviaria che separa le due città, per scelta dei finlandesi. Infine, l’elettricità russa da ieri non alimenta più la rete elettrica finlandese. Ma questo non è un problema per Helsinki.

Sanna Marin ha preparato la mossa. Così la reazione di Putin sul fronte energetico è stata sterilizzata. E ci indica anche un modello. Contro l’aggressività militare di una nazione che ha dimostrato tutto il suo spirito antistorico e anti-fattuale di rivalsa imperiale non si può restare inermi. Si deve agire con coraggio, stravolgendo anche consuetudini consolidate, sfatando tabù.

Ma per poter compiere queste scelte con il coraggio della ragione, occorre non perdere tempo e preparare le alternative che rendano l’opzione sostenibile. Essere indipendenti dal gas e dal petrolio russo è la strategia da attuare. Strada difficile per molti. per alcuni impossibile da compiere in tempi rapidi come ha saputo fare Helsinki.

Eppure, a ogni giorno sprecato a non costruire questo scenario è un giorno in più in cui elargiamo milioni di risorse economiche a Putin. Soldi per alimentare il suo potere, la sua guerra, la sua ossessione di restare lo Zar della Russia. Chiudere il rubinetto del gas. Quando Putin scoprirà che questa opzione non ci recherà più alcun danno avrà compreso che la sua strategia lo ha condotto alla fine della sua avventura di potere.

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