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Moda: il 66% delle aziende italiane investe in arte e cultura | Lo studio di Deloitte

La moda italiana rafforza il suo ruolo di motore culturale. Secondo uno studio di Deloitte su un campione di 50 aziende leader del settore, il 66% è impegnato in attività artistiche e culturali, mentre il 68% investe in iniziative legate a heritage e artigianato, con l’obiettivo di preservare il know-how, sostenere il ricambio generazionale e la competitività del Made in Italy.

I dati, riporta un comunicato, sono stati presentati in occasione dell’evento Mecenati di Moda, ospitato presso la Galleria Deloitte, nello spazio della storica ex Chiesa di San Paolo Converso a Milano. L’iniziativa, curata dalla giornalista Fabiana Giacomotti, responsabile de Il Foglio della Moda, ha riunito esponenti del mondo culturale, artistico e istituzionale, tra cui l’Assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi, e il Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa, per approfondire il ruolo dell’imprenditoria della moda nel sostegno e nello sviluppo dell’arte contemporanea, attraverso una serie di conversazioni dedicate al rapporto tra creatività, collezionismo e produzione culturale.

Tra gli ospiti intervenuti Jacopo Bedussi, Giovanni Bonotto, Michele Bonuomo, Maria Emanuela Bruni, Carmelo Carbotti, Maurizio Crippa, Giuseppe Lo Schiavo, Marcello Maloberti, Antonio Marras, Angela Missoni, Giovanni Morale, Michelangelo Pistoletto, Fabrizio Plessi, Alessandra Roveda, Carla Sozzani, Sara Sozzani Maino, Gian Maria Tosatti, Beatrice Trussardi, Alessio Vannetti e Astrid Welter.

“L’impegno di Deloitte nel campo dell’arte e della cultura è il risultato di un percorso di oltre dieci anni, con investimenti in progetti culturali, collaborazioni e iniziative che mettono al centro il dialogo tra discipline diverse. Crediamo che le arti e la cultura rappresentino elementi essenziali per lo sviluppo non solo economico, ma anche sociale. Deloitte sostiene l’arte con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un ecosistema in cui creatività, impresa e società possano crescere insieme” ha affermato Fabio Pompei, CEO di Deloitte Central Mediterranean.

“Se in passato il mecenatismo era prevalentemente legato a iniziative individuali, oggi è sempre più un impegno condiviso, che coinvolge anche il mondo delle imprese. E in particolare le imprese della moda, che operano in un ambito in cui creatività, cultura e identità sono elementi fondanti” – ha dichiarato Barbara Tagliaferri, Head of Arts & Culture e Chief Brand & Communications di Deloitte.

“La valorizzazione dell’heritage non è più solo branding e posizionamento, ma parte integrante della strategia industriale dell’impresa”. Academy, fondazioni, musei d’impresa, partnership con istituzioni culturali sono gli strumenti principali di questa strategia, con un ruolo chiave nel rafforzare posizionamento e identità di brand, ma non solo: il legame con la responsabilità sociale e con lo sviluppo territoriale è sempre più forte.

Il 71,4% delle aziende attive in ambito culturale pubblica report di sostenibilità o impatto, cresce tuttavia l’esigenza di integrare queste iniziative in sistemi strutturati di reporting, capaci di evidenziarne il contributo in chiave ESG. Come emerge dallo studio di Deloitte, non si tratta più di operazioni di immagine, ma di programmi artistici continuativi e pluriennali.

Il 54% delle aziende integra contemporaneamente investimenti in cultura e artigianato, segno di un approccio strategico e integrato verso questi ambiti. Dal confronto internazionale emerge un crescente interesse per l’Italia da parte dei grandi player globali, che continuano a investire nella filiera produttiva e nel patrimonio culturale del Paese.

Le collaborazioni tra artisti e case di moda rappresentano oggi un potente motore di valore creativo e commerciale, e richiedono una governance chiara per garantire l’implementazione di una visione di lungo periodo.

“Il mecenatismo e le collaborazioni culturali rappresentano oggi un’opportunità straordinaria per le case di moda, ma richiedono una governance contrattuale rigorosa per trasformarsi in partnership durature e mutuamente vantaggiose. La sfida principale è bilanciare visione artistica e necessità commerciali, disciplinando con chiarezza ruoli e responsabilità. Quando la gestione contrattuale è prioritaria sin dalle fasi iniziali, il valore generato beneficia entrambe le parti e getta le basi per collaborazioni solide nel tempo”, ha commentato Ida Palombella, Global Lead Fashion & Luxury di Deloitte.

Secondo lo studio, la moda italiana sta evolvendo in un vero e proprio ecosistema culturale integrato, capace di coniugare valore economico, sociale e culturale e di rafforzare il proprio posizionamento competitivo a livello globale.

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