Per salvare il settore finanziario «le banche centrali hanno immesso liquidità, che a un certo punto produce inevitabilmente inflazione». Lo spiega all’Adnkronos l’economista Alberto Mingardi, Direttore Generale dell’Istituto Bruno Leoni. Se oggi il settore bancario vive settimane di tensione è perché «stiamo assistendo agli effetti – che non erano imprevedibili – delle politiche monetarie espansionistiche, un po’ avventuristiche, adottate dopo la crisi finanziarie del 2008».
«Per molto tempo non l’abbiamo vista perché si era concentrata sugli asset di borsa, e ci siamo illusi che questa volta fosse diverso, invece soprattutto dopo le straordinarie immissioni di liquidità legate al covid alla fine ci siamo trovati con un’inflazione molto rilevante». A quel punto, ricorda, «le banche centrali, in ritardo e con modalità diverse, hanno rialzato i tassi e ci siamo trovati all’improvviso con istituti di credito che avevano costruito il loro portafoglio sulle condizioni precedenti», e quindi esposti a forti perdite.
«Insomma, queste straordinarie iniezioni di liquidità, che alcuni hanno paragonato a una droga monetaria, visto che producono lo stesso effetto di “annebbiamento”, hanno avuto sicuramente conseguenze, soprattutto nel portafoglio degli istituti di credito e nelle loro scelte di allocazione» degli investimenti. Finora «ci siamo concentrati sulla conseguenza “macro”, ovvero la ricomparsa dell’inflazione» ma questo, aggiunge Mingardi, è anche «il frutto delle scelte delle singole banche e dei singoli operatori». I mercati rischiano di pagare un prezzo pesante, ma il fatto è, conclude «che stiamo scoprendo che il pranzo a cui abbiamo partecipato negli ultimi 15 anni non era gratis».








