A dieci anni dal referendum sulla Brexit, le bandiere europee sono tornate davanti a Westminster.
Sabato la National Rejoin March ha attraversato il centro di Londra fino a Parliament Square, chiedendo il ritorno del Regno Unito nell’Unione e contestando le conseguenze economiche e politiche dell’uscita.
Circa 1.500 manifestanti, secondo le stime della polizia, hanno sfilato per la quarta volta con cappelli e magliette blu e gialle e le scritte «Cittadino d’Europa» e «Re: Union».
Una piazza ancora minoritaria, ma significativa in un Paese dove la sfiducia investe sia i Conservatori sia il Labour e il tradizionale sistema bipartitico appare sempre più fragile.
La frattura aperta dalla Brexit non si è ricomposta: ha soltanto cambiato forma.
In questo scenario vacilla la leadership di Keir Starmer, mentre Andy Burnham, appena tornato a Westminster, si prepara a contendergli la guida del partito e forse Downing Street.
Per il politologo Michael Cox, docente alla London School of Economics intervistato sulla Stampa di domenica 21 giugno da Orlando Trinchi, la crisi del premier è il sintomo di un processo più profondo: «Il vecchio sistema partitico si sta sgretolando» e, con esso, potrebbe cominciare a incrinarsi lo stesso Regno Unito.
Professor Cox, trova che la vittoria di Andy Burnham alle suppletive di Makerfield possa rappresentare una minaccia per la leadership del premier Keir Starmer?
«Ci sono ottime possibilità che il popolare sindaco di Manchester, comunicatore più efficace e capace di unire tutte le fazioni del Partito Laburista, possa sostituire e probabilmente sostituirà Starmer come primo ministro».








