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Carlo Messina (Ad Intesa Sanpaolo): «Finanziamenti europei: occasione per mantenere rilevanza geopolitica»

I finanziamenti europei e i piani di rilancio dell’economia per superare la crisi provocata dall’emergenza sanitaria «rappresentano per l’Europa una occasione unica: restare il terzo blocco al vertice della geopolitica internazionale insieme agli Stati Uniti e alla Cina. Se non andrà così, l’Unione europea sarà destinata ad avere un ruolo sempre più marginale. Il finale di partita sarebbe già scritto». Lo dice, in un’intervista al Sole 24 Ore, Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo.

L’Italia rappresenta «uno snodo chiave nel determinare un effettivo successo del programma Next generation Eu» aggiunge. Il nostro Paese «ha tanto terreno da recuperare ma un futuro dell’Europa senza l’Italia, Paese fondatore, non è immaginabile». Già solo sommando i 240 miliardi del Pnrr ai 180 miliardi risparmiati dagli italiani durante il Covid «si va al raddoppio dei fondi spendibili. Siamo in una fase particolare: tanta liquidità, disponibile per il cambiamento. Adesso o mai più».

Intesa Sanpaolo sta mettendo e metterà la forza della banca «a disposizione per accelerare la ripartenza dell’economia e delle imprese. Da qui al 2026 saremo in grado di attivare erogazioni a medio e lungo termine per oltre 410 miliardi di euro a favore del mondo produttivo e delle famiglie italiane».

Venendo all’esecutivo, per Messina «è difficile immaginare chi, al di là delle schermaglie e delle risse verbali, si prenderà la responsabilità di far cadere questo governo mentre sta attuando i piani per l’utilizzo dei fondi europei. La presenza di Mario Draghi, alla presidenza del consiglio, e di Sergio Mattarella, alla presidenza della Repubblica, è una congiuntura ideale per impostare le riforme in grado di cambiare davvero il Paese, consentendo la sostenibilità del debito pubblico».

Dalla crisi e dall’emergenza economica «si esce aiutando i più deboli, quelli che faticano a tenere il passo ma che possono riprendersi» sottolinea. «Le aziende, e i lavoratori, rappresentano il cuore del sistema e il motore della ripresa. Il rischio è la tenuta sociale del Paese».

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