«Ci aspettavamo tutti un’impennata, ma è il numero che fa impressione».
Lo ha detto Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcom, in un’intervista di Rosaria Amato pubblicata da la Repubblica (pagina 8).
Lusetti è molto preoccupato per l’ennesimo forte aumento dei prezzi di settembre, con l’inflazione salita al 4,2%.
Sui beni di cui le famiglie non possono fare a meno il rincaro è molto più alto, quasi il 6%, secondo l’ultimo report di Confcom sui consumi.
Bollette, cibo e altri prodotti essenziali si prendono ormai tutta la capacità di spesa delle famiglie.
Consumi a rischio nel secondo semestre
«Finora hanno sostanzialmente tenuto», ha spiegato Lusetti a Repubblica, «anche se le famiglie guardano con più attenzione ai costi dell’energia.
Ma quello che è valso per il primo semestre non varrà per il secondo.
Dobbiamo fare il possibile per evitare che la situazione peggiori, e deve farlo anche il governo.
Se il Paese non si muove unito, sarà davvero difficile trovare una risposta all’impatto dell’inflazione».
Il ruolo delle imprese
«Per noi le persone sono il patrimonio principale.
Se non sosteniamo i consumi, le nostre attività chiudono, quindi abbiamo tutto l’interesse a evitarlo».
Al tavolo tra organizzazioni datoriali e sindacali, ha aggiunto, si cerca un equilibrio e, «con un po’ di ottimismo, ci arriveremo in tempi brevi».
L’obiettivo è misurare la rappresentanza sindacale e individuare le organizzazioni più rappresentative, per firmare contratti in grado di contrastare il carovita.
«Non parlo solo dei minimi retributivi, ma di un nuovo modello di contrattazione che tenga insieme produttività e potere d’acquisto».
Salari e inflazione
Secondo Lusetti l’inflazione attuale ha due cause: «I costi dell’energia, che sono un fattore straordinario, e il rincaro degli alimenti freschi, colpiti soprattutto dai cambiamenti climatici.
Proprio perché sono straordinari, questi fattori non possono pesare per intero sulla contrattazione».
Con le parti sociali, ha spiegato, si discute di come ridurre «lo scalone che oggi separa l’inflazione dal potere d’acquisto dei lavoratori».
Si ragiona su modi e forme per recuperare più in fretta e, allo stesso tempo, per rinnovare i contratti il prima possibile.
I rinnovi
Confcom ha appena ricevuto la piattaforma dei sindacati per il terziario, il cui contratto scade a marzo.
«Vogliamo chiudere in fretta il tavolo confederale e poi passare a quelli di settore».
La richiesta al governo
All’esecutivo Lusetti chiede di «metterci in condizione di produrre e investire».
«Le nostre imprese consumano molta energia: servono gli incentivi giusti per convertire gli impianti alle fonti rinnovabili, senza caricare le aziende di costi pesanti.
Finora abbiamo distribuito questi costi lungo le filiere, ma adesso non è più possibile».








