Il Pnrr e la sfida che può cambiarci. Ne parla Maurizio Ferrera sul Corriere della Sera: “Le sfide – scrive – sono quelle di sempre.
Innanzitutto la scarsa competitività, che anno dopo anno ci fa perdere terreno rispetto ai nostri concorrenti: non solo la Spagna e presto la Grecia, ma fra un paio di decenni anche l’area est-europea.
Poi c’è il livello inadeguato di competenze dei giovani: per altro più di due milioni non studiano e non lavorano, soprattutto al Sud. Aggiungiamo i bassi tassi d’occupazione, in particolare Femminile.
E, ancora, il calo della natalità, che ci farà perdere undici milioni di abitanti nel prossimo cinquantennio. Questi aspetti non sono indipendenti l’uno dall’altro, ma formano un vero e proprio circolo vizioso.
Il Paese sopravvive e, in alcuni momenti o ambiti, manifesta persino una inaspettata vitalità. Ma si tratta di un equilibrio precario e insidioso.
I danni si cumulano goccia dopo goccia, provocano effetti poco visibili nel breve periodo e danno perciò l’illusione di poter essere contrastati con misure estemporanee: un bonus, qualche incentivo, un sostegno ad hoc.
Questa tattica – sottolinea – offre benefici tangibili agli elettori di oggi, avvantaggiando i politici in carica, ma erode progressivamente i fondamenti della nostra sostenibilità futura. Le procedure europee sono accusate di essere troppo rigide, soprattutto in caso di importanti cambiamenti di contesto (come il caro-energia).
La Commissione ha però voluto evitare che una pur ragionevole flessibilità aprisse spazi per distorsioni distributive e richieste opportunistiche.
Il Rapporto dell’Economist si chiude con un suggerimento strategico: seguite gli esempi stranieri. Lo spunto è senz’altro da cogliere.
L’immobilismo italiano è anche figlio della mancanza di idee, della tendenza a rimanere nel solco tradizionale del «legalismo», del culto delle procedure.
Alla fine della sua analisi, l’Economist sostiene che non è troppo tardi per dar sfogo al grande potenziale italiano. Il governo si appresta a riformare entro l’anno la governance del Pnrr. Ne approfitti per fare una verifica sulla direzione di marcia.
Il 2023 sarà un anno difficile, e il potenziale è ancora troppo imbrigliato da vincoli e carenze. Cerchiamo però almeno – conclude – di por fine all’erosione, allo stillicidio di ferite quotidiane che rendono l’economia e la società italiane sempre più deboli”.








