Occupazione in crescita ma a ritmo più lento
Nel 2025 il mercato del lavoro italiano registra una crescita dell’occupazione, seppur più contenuta rispetto all’anno precedente. Secondo il segretario confederale della Cisl, Mattia Pirulli, gli occupati aumentano di 185 mila unità (+0,8%), raggiungendo quota 24,1 milioni, con un tasso di occupazione pari al 62,5%.
«Nei dati medi del 2025, l’occupazione continua a crescere, anche se a un ritmo più lento rispetto all’anno precedente (+185 mila occupati, +0,8%), attestandosi a 24,1 milioni di occupati e a un tasso di occupazione del 62,5%», afferma Pirulli.
La crescita riguarda in particolare i lavoratori a tempo indeterminato e gli autonomi, mentre continua la riduzione dei contratti a termine.
Disoccupazione in calo e aumento degli inattivi per motivi familiari
Il quadro generale mostra segnali positivi anche sul fronte della disoccupazione. Il tasso scende al 6,1%, segnando il quarto anno consecutivo di riduzione. Parallelamente diminuisce anche il numero degli inattivi, dopo l’aumento registrato nell’anno precedente.
Tuttavia emerge un dato significativo legato alla composizione degli inattivi. Aumentano infatti coloro che non cercano lavoro per motivi familiari.
«Colpisce però il forte incremento di coloro che non cercano lavoro per motivi familiari (+301 mila, +10,3%), quasi tutte donne. Inoltre cala il tasso di occupazione tra i più giovani», sottolinea Pirulli.
Il dato evidenzia quindi una criticità strutturale, che riguarda in particolare la partecipazione femminile al mercato del lavoro.
Demografia e offerta di lavoro: i principali fattori di criticità
Secondo la Cisl, le dinamiche del lavoro restano complessivamente positive, ma persistono elementi che limitano la crescita.
«Le dinamiche del lavoro restano dunque positive, pur con una crescita più moderata rispetto agli anni precedenti», osserva Pirulli.
Le difficoltà si manifestano sia dal lato della domanda sia da quello dell’offerta. Da un lato molte imprese continuano a crescere ma faticano a trovare le figure professionali richieste. Dall’altro lato incidono fattori strutturali che riducono la disponibilità di lavoro.
«Dal lato dell’offerta incidono invece più elementi: il calo demografico che riduce gli ingressi nel mercato del lavoro, l’elevata inattività concentrata su giovani e donne e la fuga all’estero dei giovani più qualificati», spiega il segretario della Cisl.
Il calo demografico come freno strutturale
Tra i fattori indicati dalla Cisl, il calo demografico rappresenta un elemento centrale. Secondo Pirulli, la riduzione della popolazione attiva rischia di limitare la crescita del mercato del lavoro anche in presenza di politiche di sviluppo.
«È evidente che, anche con politiche di sviluppo più incisive, il calo demografia rischia di fare da tappo», sottolinea.
La questione demografica si lega quindi direttamente alla sostenibilità del sistema produttivo e alla disponibilità di forza lavoro.
Le proposte per aumentare l’offerta di lavoro
Per affrontare queste criticità, la Cisl indica alcune direttrici di intervento, tutte orientate a rafforzare l’offerta di lavoro.
«Per questo, oltre a rafforzare le misure dal lato della produzione per aumentare produttività e sviluppo, occorre intervenire rapidamente anche sull’offerta di lavoro in più direzioni: valorizzare il potenziale di milioni di donne che non cercano lavoro per la carenza di servizi e di flessibilità organizzativa; rafforzare il sistema formativo e di orientamento per accompagnare più giovani al lavoro e trattenerli nel Paese; rafforzamento delle competenze attraverso un rafforzamento della formazione continua», afferma Pirulli.
L’obiettivo è aumentare la partecipazione al lavoro e migliorare la qualità dell’occupazione.
Attesa per il report lavoro della Cisl
I dati diffusi rappresentano un’anticipazione delle analisi più approfondite che verranno presentate nei prossimi giorni.
«I dati Istat pubblicati oggi saranno oggetto di una riflessione più approfondita nel Report Lavoro che la Cisl presenterà nei prossimi giorni», conclude Mattia Pirulli.
Il quadro che emerge conferma quindi una crescita dell’occupazione accompagnata da criticità strutturali, tra cui il calo demografico e l’inattività femminile, che continuano a influenzare il mercato del lavoro italiano.








