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Made in Italy farmaceutico Fab13: nel 2024 ricavi a 18,9 miliardi (+12%), +16% di export e +21% di investimenti | Il report di Fondazione Edison

Negli ultimi 10 anni l’Italia si è imposta come un grande hub europeo dell’industria farmaceutica, progredendo significativamente in termini di produzione, ricerca, occupazione ed export. Oggi il pharma è uno dei principali motori del sistema economico e produttivo italiano, che pesa il 10% di tutto l’export nazionale.

Merito comune di tutte le aziende attive nel Paese, che si possono raggruppare in 3 principali categorie: le 13 principali imprese a capitale italiano (Fab13); un nutrito gruppo di aziende terziste; i numerosi gruppi multinazionali presenti nel nostro Paese.

Per le aziende del made in Italy farmaceutico Fab13, i risultati 2024 sono stati molto positivi: rispetto al 2023 i ricavi sono aumentati del 12%, raggiungendo i 18,9 miliardi di euro aggregati, con la componente estera in crescita del 14%, anche se il mercato domestico è salito solo del 2% a causa della stagnazione della domanda nazionale; le esportazioni hanno fatto registrare un +16%, molto più di quanto è cresciuto l’export totale di prodotti farmaceutici dell’Italia (+10%); gli investimenti totali (al netto di acquisizioni di aziende, prodotti e licenze) sono cresciuti del 21%, con al loro interno gli investimenti in Ricerca e Sviluppo, pari a 1,4 miliardi, in aumento del 27%. Gli occupati sono cresciuti del 3%: +2% in Italia, +4% all’estero.

È quanto emerge dal rapporto e dalla relazione di Marco Fortis, economista e direttore generale e vicepresidente della Fondazione Edison. ‘Fab13 2025: le 13 aziende storiche del made in Italy farmaceutico’ appartenenti a Farmindustria, presentato alla Camera, evidenzia che le industrie storiche familiari crescono grazie all’internazionalizzazione continuando sempre a consolidare in Italia.

Nel contesto di forte crescita della farmaceutica in Italia – si legge in una nota – si conferma il ruolo di primo piano svolto dalle industrie italiane, che nelle Fab13 hanno un importante punto di riferimento: 13 aziende del made in Italy farmaceutico che, sviluppatesi negli ultimi decenni, hanno acquistato una notevole rilevanza nel panorama dell’industria farmaceutica europea e mondiale. Si tratta di Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati e Zambon.

Le Fab13 contano 65 siti produttivi, di cui 29 in Italia, e 51 centri di R&S in tutto il mondo, con un’estesa rete di filiali (in totale 289) che supportano le operazioni globali dell’intero gruppo. Questa struttura capillare permette alle Fab13 di continuare a mantenere una forte presenza sia a livello nazionale che internazionale, garantendo efficienza operativa e capacità di innovazione. Le Fab13 contribuiscono a garantire le cure a milioni di italiani, rafforzando l’autonomia produttiva del sistema farmaceutico nazionale.

Negli anni recenti le Fab13 hanno fatto acquisizioni all’estero, sviluppato partnership, ottenuto licenze di commercializzazione e l’approvazione di farmaci innovativi; sono pioniere nello sviluppo di terapie personalizzate innovative e farmaci orfani, rispondendo ai bisogni dei pazienti con malattie rare.

Le Fab13 occupano il 22% degli addetti dell’intera industria farmaceutica in Italia. Gli occupati risultano complessivamente 50.400 circa, di cui oltre 35.000 all’estero (70%) e 15.000 in Italia (30%). Di questi, la metà sono donne. La percentuale di laureati e diplomati supera l’80%. Oltre il 90% dei dipendenti sono assunti a tempo indeterminato. Elevata l’incidenza di occupati nella R&S, pari al 56% in Italia.

Gli investimenti in R&S rappresentano nel 2024 il 43% degli investimenti complessivi delle Fab13. Consistenti anche gli investimenti per acquisizioni di aziende, licenze e prodotti, al fine di ampliare il portfolio e rafforzare la loro competitività globale: circa 1,4 miliardi nel 2024.

Nel 2024 – ricorda la nota – il valore della produzione dei gruppi multinazionali e italiani iscritti a Farmindustria ha raggiunto in maniera aggregata i 56,1 miliardi di euro, registrando un incremento dell’87% rispetto al 2016, mentre l’export si è attestato a 53,8 miliardi di euro, con un incremento del 152% rispetto al 2016. Particolarmente rilevante l’andamento delle esportazioni di prodotti farmaceutici ad alta tecnologia, cresciute del 193%. Gli investimenti complessivi hanno raggiunto i 4 miliardi di euro, di cui 2,3 miliardi destinati alla R&S e 1,7 miliardi alle attività produttive (dal 2016 crescita del 38%). Gli occupati del settore risultano pari a 67.000 unità (+12% rispetto al 2016).

L’Italia è il sesto esportatore mondiale di farmaci e si conferma il terzo esportatore mondiale di farmaci confezionati (alle spalle di Germania e Svizzera).

Per Marco Osnato, presidente della Commissione Finanze della Camera, “la farmaceutica rappresenta una vera eccellenza del nostro Paese: sotto il profilo quantitativo, perché continua a crescere ed è uno dei comparti trainanti dell’export italiano; e sotto il profilo qualitativo, poiché è caratterizzata da elevati livelli di sviluppo e innovazione”.

Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera, ha sottolineato che “l’industria farmaceutica italiana è uno dei settori trainanti del Made in Italy, un patrimonio che unisce produzione, ricerca, lavoro qualificato e capacità di competere sui mercati internazionali. In questo quadro le Fab13 dimostrano che si può crescere nel mondo mantenendo direzione strategica e radicamento in Italia. Dal punto di vista delle istituzioni la sfida è chiara: tenere insieme accesso alle cure, sostenibilità del servizio sanitario e spinta all’innovazione. Significa creare condizioni stabili e competitive per chi investe in ricerca e produzione, ma anche garantire che l’innovazione arrivi davvero ai pazienti in tempi ragionevoli e soprattutto in modo equo su tutto il territorio. Il rapporto è uno strumento utile per orientare scelte che incidono e incideranno direttamente sulla vita e sulla salute dei cittadini e sulla competitività del Paese”.

Per Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive della Camera, il report “conferma quanto emerso dalle due indagini della Commissione Attività produttive su Made in Italy e Ia, entrambe sfociate in leggi. I dati mostrano che puntare sulla qualità e sull’eccellenza, più che sul prezzo, rafforza le imprese italiane anche in un contesto difficile, tra dazi e barriere. Il sistema delle Fab13 può essere un benchmark per altri settori, perché unisce ricerca, innovazione ed export. Sull’Ia serve attenzione: crea un forte vantaggio competitivo, ma il divario digitale rischia di generare esclusione sociale. E’ una sfida per la politica e per le imprese, che dobbiamo continuare a sostenere da vicino”.

Infine Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison: “La farmaceutica italiana” – ha dichiarato – “si fonda su tre pilastri: le principali aziende a capitale italiano, i terzisti e le multinazionali estere che investono nel Paese. Grazie a ricerca e innovazione è diventata uno dei motori dell’export. Questa diversificazione ci permette di competere con il Giappone per il quarto posto nel commercio mondiale. La specializzazione farmaceutica, infatti, si è andata ad aggiungere alle classiche componenti legate alla moda, alla cantieristica, alla meccanica e alla cosmetica. Si tratta di prodotti per i quali conta la qualità, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo. Le Fab13 hanno mantenuto testa e cuore in Italia ma, al contempo, costituiscono una propaggine degli investimenti italiani nel mondo”.

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