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Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine: “Serve un grande Patto di corresponsabilità come per il sisma del Friuli”

“Serve un grande Patto di corresponsabilità.

Confindustria Udine vuole esserci, oggi come allora, non soltanto come voce degli industriali, ma come soggetto capace di proporre, mettere insieme e costruire una visione comune per il futuro del territorio.

Cinquant’anni fa il Friuli dimostrò che una comunità unita può essere più forte di qualsiasi terremoto.

Da quella straordinaria capacità di reagire e di fare sistema, nacque il ‘Modello Friuli’.

Così Luigino Pozzo, presidente di Confindustria Udine, ha concluso la sua relazione di apertura al convegno “Prima le fabbriche: la forza di ricostruire, il coraggio di guardare al futuro” promosso questa mattina dagli Industriali friulani e dalla Regione Friuli Venezia Giulia nella zona industriale di Osoppo, nello stabilimento Fantoni, nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto che il 6 maggio 1976 colpì il Friuli.

“Questa – ha evidenziato Pozzo – è la sostanza del Modello Friuli: una comunità che, di fronte alla devastazione, scelse di non fermarsi, mettendo insieme istituzioni, imprese, lavoratori e territorio.

Il Modello Friuli non fu solo un insieme di norme.

Non fu solo un ufficio commissariale.

Non fu nemmeno una quantità straordinaria di risorse economiche.

Fu qualcosa di molto più raro.

Fu la capacità di un’intera comunità di riconoscersi parte dello stesso destino.

In quei mesi tutti si domandarono cosa servisse al Friuli per rialzarsi.

E quando una comunità riesce a porsi questa domanda, succede qualcosa di straordinario.

Le differenze non scomparvero, ma smisero di dividere.

Le competenze si sommarono.

Le energie si moltiplicarono.

Fu così che imprenditori, lavoratori, sindacati, amministratori, volontari, tecnici, sacerdoti e cittadini comuni diventarono, per un periodo irripetibile, una sola squadra.

Alla base c’era una strategia lucida: ‘Prima le fabbriche, poi le case, poi le chiese’.

Perché senza lavoro non c’è comunità.

Ciò che fece davvero la differenza, fu la condivisione unanime di quella strategia”.

“Non si trattava semplicemente di ripristinare ciò che il terremoto aveva distrutto – ha ricordato ancora il presidente di Confindustria Udine, citando anche l’istituzione dell’Università di Udine, ma di costruire qualcosa di nuovo.

La scelta di immaginare qualcosa che prima non c’era.

Non resistere per tornare al punto di partenza, ma resistere per andare più avanti.

Cinquant’anni dopo siamo nuovamente di fronte ad un passaggio epocale.

Non è un terremoto della terra, ma un terremoto della storia economica.

A tale riguardo, Pozzo ha individuato nella post-globalizzazione, nei conflitti, nella crescente pressione dei prodotti asiatici, nelle catene di fornitura sempre più fragili, nelle tensioni sui costi energetici, nel calo demografico, nella frammentazione commerciale, nella doppia transizione tecnologica e ambientale e nell’intelligenza artificiale le trasformazioni profonde che stanno ridisegnando il nostro sistema produttivo.

“La lezione del 1976 – ha affermato il presidente – è chiara e attuale: anche di fronte a cambiamenti radicali, le difficoltà possono diventare opportunità, se affrontate con un sistema forte, coeso e capace di guardare oltre l’emergenza”.

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