«Una tendenza preoccupante che bisogna leggere nella sua interezza, non è solo il saldo dell’effetto scorte che hanno gonfiato i consumi all’inizio della pandemia lo scorso anno, è l’aumento del food social gap». Sono le parole di Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, a proposito del calo dei consumi per i prodotti alimentari, che aggiunge: «Ora si concentrino i ristori sulle categorie che hanno pagato la crisi più cara di tutti, o il rischio è il dramma sociale».
«È un fenomeno insidioso che allarga la frattura sociale fra chi può permettersi di acquistare prodotti di qualità e chi deve contrarre i consumi sia dal punto di vista economico che qualitativo. La differenza sta tutta fra chi non è stato toccato dalla crisi e ha mantenuto intatto il suo stipendio, e chi invece, pensiamo ai ristoratori, a chi lavora nel settore turistico, ha visto crollare, nell’incertezza della rincorsa ai dpcm, anche dell’80% il proprio fatturato. Nel nostro paese aumentano gli italiani in povertà assoluta: 5,6 milioni, un milione in più rispetto allo scorso anno», conclude Scordamaglia.
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