I rimborsi ai clienti che hanno acquistato tramite le banche dei diamanti presso società specializzati, pratica sanzionata dall’Antitrust, hanno raggiunto al 30 settembre 2021 quota 1,2 miliardi di euro. Lo afferma il direttore generale di Banca d’Italia Luigi Federico Signorini in audizione alla commissione parlamentare sulle banche che ha ricordato l’attività della vigilanza assieme all’Agcm.
“A questo importo – spiega – si aggiunge il valore di mercato effettivo delle pietre per quei clienti che hanno ottenuto un ristoro e trattenuto quanto acquistato. Il 93% delle richieste di rimborso ricevute dai clienti sono state accolte dalle banche”. “I clienti coinvolti- ha aggiunto – sono stati circa 71.000, pari allo 0,23% del numero medio di clienti attivi durante il periodo di collocamento delle pietre”.
I clienti rimborsati sono stati 52.440. “Le commissioni incassate, pari a 273 milioni, corrispondono allo 0,3% delle commissioni attive complessive globalmente percepite nell’arco temporale considerato”, ha aggiunto.
Signorini ha ricordato come dopo le segnalazioni e esposti giunte a fine 2016, l’Agcm, “direttamente competente per il caso in questione, aveva già avviato un procedimento per pratiche commerciali scorrette nei confronti di due società operanti nel commercio di diamanti (IDB spa e DPI spa), successivamente esteso alle banche maggiormente coinvolte. Il procedimento dell’AGCM si concluse nell’ottobre 2017 con l’irrogazione di significative sanzioni pecuniarie: 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco BPM; 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per Banca MPS. Furono sanzionate anche le due società operanti nel commercio di diamanti (IDB per 2 milioni e DPI per 1 milione). L’AGCM ritenne gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti; ritenne inoltre che sussistessero responsabilità anche in capo agli istituti di credito con i quali le società operavano”.
Per quanto riguarda la Banca d’Italia, Signorini ha ricordato come, fra l’altro, ha condotto “approfondimenti mirati con le singole banche in sede di controlli a distanza, coinvolgendo gli organi amministrativi e le strutture di controllo interno al fine di ricostruire l’operatività aziendale e sollecitare le valutazioni del caso. Questioni derivanti dall’attività in diamanti “emersero anche nel corso di dieci ispezioni, svolte nel periodo 2016-2020, di differente tipologia. Inoltre, il tema emerse anche in un’ispezione condotta su mandato della CONSOB. Le criticità emerse in sede ispettiva sono state oggetto di segnalazione all’Autorità giudiziaria in sei casi e di riferimento alla BCE in un caso.








