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[L’intervento esclusivo] Luigi Balestra (Presidente Osservatorio Riparte l’Italia): «Per affrontare l’emergenza ambientale bisogna superare particolarismi e localismi. E saper trovare giusti compromessi»

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Riportiamo di seguito l’intervento integrale del professor Luigi Balestra, membro laico della Corte dei Conti e Presidente dell’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia, tenuto in occasione del convegno “Etica e finanza pubblica: attuazione del PNRR e Benessere per i cittadini” promosso dalla Corte dei Conti e dall’Università Alma Mater di Bologna.

“L’iniziativa convegnistica odierna si inscrive in un progetto ideato dalla Corte dei conti vòlto a promuovere la diffusione della cultura della contabilità pubblica. L’itinerario lungo il quale ci si intende muovere è quello dei dialoghi con il mondo universitario – non a caso la scelta, simbolica, è quella di andare nei luoghi delle Università – in una prospettiva che sappia aprirsi alla comunità tutta.

L’impostazione, in termini di dialogo, intende sconfessare l’idea classica di convegno, in cui gli interventi si susseguono in rapida successione secondo scansioni, temi e tempi predeterminati. Non vogliamo degli a priori costruiti a tavolino e fuori dalle aule in cui ci si raduna (come avrete potuto notare non compaiono i titoli delle relazioni, ma solo della sessione che più che un titolo definirei un sentiero lungo il quale incamminarsi); desideriamo che i luoghi, e le persone destinate ad animarli, diano vita a un vero e virtuoso dibattito in grado di generare idee.

L’innovazione, di cui tanto si parla con riguardo a plurimi settori, non può non rinvenire le proprie fondamentali radici nel confronto che occasioni come questa è in grado di produrre.

In ciò si rivela fondamentale il ruolo del moderatore, il quale è chiamato, con metodo dialogico, a sollecitare la riflessione, assumendo – senza con questo, beninteso, volerli investire di compiti spropositati – quel ruolo di levatrice che ci riporta a Socrate e a Platone.

L’obiettivo di fondo che si intende perseguire attraverso il progetto che oggi vede qui, a Bologna, la luce, è quello di contribuire a creare una sensibilità diffusa rispetto a una serie di valori cardini i quali, ancor più alla luce dell’imprevedibile e straordinaria situazione, ancora in atto, condensano insopprimibili interessi nell’ottica di una pacifica e serena convivenza civile.

Parlare di finanza pubblica oggi non significa, semplicemente e semplicisticamente, interrogarsi sulle modalità di reperimento delle risorse (che nel caso del PNRR risultano già contemplate ed acquisibili), nonché di spesa, vale a dire di destinazione delle risorse medesime al fine di consentire l’erogazione di servizi. Significa prima di tutto interrogarsi in merito alla complessità sociale, con tutto il suo portato in termini di stratificazione e di disarticolazione sempre più percepibili. Significa poi recepire appieno l’importanza rivestita dalla persona umana, ormai inoppugnabilmente collocata al vertice del sistema, nonché dell’insieme degli interessi e dei valori, sempre più protagonisti di un processo evolutivo, di cui essa è portatrice.

L’allocazione delle risorse pubbliche non può avvenire se non avendo di mira, quale fine ultimo, la realizzazione del benessere degli individui, alla stregua di una logica che tragga ispirazione sempre più da un’effettiva uguaglianza sostanziale, la quale, come tale, postula una piena affermazione del canone di solidarietà. Ciò significa che, per limitarsi a qualche esempio, la distribuzione di risorse – in un’ottica anche di interventi promozionali – a vantaggio dello sviluppo di un determinato comprensorio o di particolare segmento di attività, non può essere fine a se stessa. Occorrerà saper guardare e valutare, magari in controluce, quali potranno essere gli effetti benefici a vantaggio degli individui in quanto tali; e non solo di quelli insediati nella comunità di riferimento.

Occorrerà saper ripudiare particolarismi e localismi.

Una prospettiva, questa, che se adottata in modo virtuoso potrà contribuire ad abbattere le vistose e sempre più profonde sacche di diseguaglianza, a superare le non poche situazioni di discriminazione, ad implementare le pari opportunità, ad instaurare rapporti maggiormente improntati all’equità. In altre parole, a colmare i divari realizzando un’effettiva inclusione sociale.

Il tutto tenendo bene a mente quel che nello scenario planetario si agita sempre più in termini di spettro verso il conseguimento del benessere degli individui: la questione ambientale, la quale, a mio modo di vedere, postula un cambiamento d’approccio. Non più un tema da riguardarsi, anche in termini di obiettivo, insieme a tanti altri, da porre sul medesimo piano; ma tema prioritario, dai quali tutti gli altri (sviluppo economico, protezione della salute, progresso della ricerca scientifica, formazione in àmbito scolastico e universitario) possono e debbono trarre giovamento e utilità.

Prioritario perché il mero compromesso, il semplice contemperamento dei contrapposti interessi (quali possono essere, solo per fare un esempio, quello alla salvaguardia della qualità dell’aria e quello derivante dalle esigenze della produzione), non sono più in grado, allo stato delle cose, di operare un riequilibrio corretto né, tantomeno, di porre minimamente rimedio ai disastrosi effetti delle tante calamità verificatesi, nonché alle catastrofi che senza soluzione di continuità si preannunciano.

La qualità dell’aria, per tornare all’esempio dianzi proposto, che si respira in larga parte delle città (ma alle volte anche in luoghi poco urbanizzati) è per moltissimi giorni dell’anno intollerabile: l’obiettivo di un’aria pulita dovrà quindi divenire prevalente rispetto agli interessi che con esso, di volta in volta, vengano in conflitto.

Ciò che è stato fino ad oggi maltrattato, in quello che si è rivelato un pericoloso e sprovveduto gioco del componimento, dovrà prevalere senza riserve se si intende realmente sancire un cambiamento di rotta.

Purtroppo, il messaggio che proviene da Glasgow, al di là di qualche esternazione di euforia giustificata da una pur comprensibile esigenza dei decisori di infondere fiducia, non è tra i più incoraggianti.

Questo nondimeno non significa, né impedisce, che i singoli Stati agiscano all’interno dei propri confini responsabilmente, contribuendo ad accrescere, in pari tempo, la sensibilità a livello collettivo.

Con la consapevolezza che una progettualità fondata su queste priorità è in grado, se correttamente coniugata, di generare benefici ad ampio raggio e, quindi, anche in relazione a tutti quegli interessi che solo apparentemente si pongono in conflitto.

Uno scenario, quello evocato, che implica rigore nelle scelte di merito da compiere – i cosiddetti contenuti – e, al tempo stesso, flessibilità, ragionevolezza e tempestività di tutti i processi destinati a realizzarle; e ciò da parte di tutti i protagonisti, nella veste di attuatori e di controllori. Affinché non vi possano essere più alibi per l’assunzione di atteggiamenti difensivi connotati da inedia e omissioni”.

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