“In questi primi mesi, abbiamo fatto tante cose: abbiamo cambiato organizzazione, abbiamo portato delle persone differenti, con un’altra estrazione dal punto di vista professionale, che danno una visione un pochino più rotonda dei temi.
Avevamo il tema del debito di 5-6 mesi fa, che abbiamo risolto. Quindi la macchina sta ripartendo. È chiaro che la corrente è contraria per tutti e diventa più faticoso nuotare”.
Lo ha detto il ceo di Kering, Luca de Meo, a margine della presentazione della Kering Accademia per le Eccellenze, a Firenze.
“La cosa bella che ho imparato in questi mesi”, ha sottolineato, “è la potenza dei marchi: quandi parli con il mercato, con i clienti, c’è la gente che sogna Gucci, Saint Laurent e Bottega Veneta.
E questo è bello vederlo, perché è ancora un settore in cui la gente è innamorata di quello che facciamo. Quindi, c’è una grossa responsabilità di fare cose che fanno sognare la gente: questo è il nostro mestiere”.
A chi gli chiedeva come si fa a guidare il gruppo Kering in un momento così difficile per il settore del lusso, De Meo ha replicato: “Io sono abituato. Per me questa è una grande opportunità: in qualche maniera, alla fine della mia carriera, dover reinventare un altro settore è bellissimo, perché è un settore di marchi, di prodotto e di clienti che mi piace.
E poi, insomma, abbiamo dei marchi pazzeschi: parlo di italiani, Bottega Veneta, Gucci, Pomellato, Ginori. C’è un sacco di lavoro da fare per mettere il sistema in pari. Se sono ottimista? Certo, sennò non fai questo mestiere”.
Quanto ai fondi dell’Accademia per le Eccellenze, a chi gli domandava se avrà contributi pubblici, De Meo ha spiegato: “Noi siamo partiti facendo il business case, senza contare sul supporto delle autorità, ma mi sembra che ci sia una certa apertura da parte delle autorità ad aiutarci.
Non li vogliamo per noi, ma li vogliamo per i ragazzi e per chi, nella filiera, non si può permettere di fare queste iniziative. Sono previsti, a livello regionale, nazionale e anche europeo, normalmente nella formazione, dei contributi. Ma noi siamo partiti senza stare a guardare”.








