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L’orientamento di Trump è quella di utilizzare tra le riserve la moneta digitale | L’analisi di Andrea Battista

Tra le provocazioni del presidente Trump, l’investimento in criptovalute (di una piccola parte) delle riserve della Fed va presa sul serio. Non a caso il tema è rapidamente finito nel dibattito pubblico e, con l’aria che tira, il successore dell’attuale Presidente della Fed ben difficilmente sarà nemico a priori delle criptovalute.

Le due sponde dell’Atlantico anche qui sembrano – in questo momento – nettamente divergere. In Europa siamo concentrati sui rischi dello strumento, sia nel dibattito che nel processo normativo.

L’ingresso delle criptovalute nel mondo delle riserve di banca centrale sarebbe una novità epocale, visto che le criptovalute nascono anche come possibile alternativa alla moneta emessa dalle banche centrali.

Verrebbe da dire che si nasce per competere, si finisce per cooperare – è buona parte della storia della c.d. disruption digitale.

Come noto, oggi le banche centrali hanno riserve denominate in pochissime valute, in primis e sopra ogni altra il dollaro.

Discorso a parte va fatto per la tradizionale riserva strategica – l’oro – che non è né emesso né garantito da alcuno, proprio come il bitcoin.

Scarsità strutturale, volatilità di prezzo e consolidata generale accettazione sono le altre caratteristiche in comune tra oro e bitcoin, presenti ovviamente in grado diverso tra i due asset.

Il punto è che non tutte le criptovalute sono eguali. Solo il bitcoin – forse il vincitore designato a tendere nell’arena delle criptovalute – ha le caratteristiche necessarie per essere preso in considerazione. Per le altre dodicimila criptovalute in circolazione – questo il numero stimato – è sinanche assurdo parlarne, anche per quelle che provano a tallonare il bitcoin, perché non sono né scarse né accettate generalmente in grado sufficiente.

Ma se il bitcoin è, come noto, scarso per costruzione, diverrebbe scarsissimo ed esploderebbe presumibilmente di valore se la Fed e poi altre banche centrali lo iniziassero a comprare per detenerlo come riserva in una qualche misura, certo percentualmente ridotta ma affatto simbolica.

La struttura delle riserve delle banche centrali alla fine non ne sarebbe granché impattata, il valore del bitcoin quasi certamente sì.

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