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[Lo scenario] L’unica difesa dal cambiamento climatico sono le energie rinnovabili. Ecco perché 

Mitigazione e adattamento. Queste le due parole chiave che devono guidare la difesa contro il cambiamento climatico. A parlarne è Giorgio Vacchiano, docente di Gestione e pianificazione forestale dell’Università Statale di Milano, a seguito della tragedia «annunciata» della Marmolada. «Le parole chiave restano mitigazione e adattamento» afferma. «Per la mitigazione, dobbiamo fare di tutto per ridurre le nostre emissioni di gas climalteranti. Occorre installare il più possibile impianti di energia rinnovabile, spostando fondi pubblici e privati dai combustibili fossili al solare, all’eolico e al geotermico».

«Va fatto in Italia, in Europa e nel resto del mondo. Se non lo faremo, continueremo a sperimentare conseguenze locali sempre peggiori. Anche se oggi smettessimo di emettere, la temperatura resterebbe stabile e quindi gli effetti che vediamo, come il crollo sulla Marmolada o la siccità, continuerebbero almeno al livello in cui sono. Dobbiamo adattarci. In montagna, ad esempio, serve formare le guide alpine e gli escursionisti amatoriali, per far capire che con il cambiamento climatico, in corrispondenza dei picchi di calore, si verificano situazioni di pericolo».

Cosa sta succedendo sulle montagne e sui ghiacciai?

«Purtroppo, osserviamo ora ciò che diversi studi denunciavano da tempo. La scomparsa del ghiacciaio della Marmolada è una immagine fedele di come agisce la crisi climatica. Un recente studio del CNR ha accertato che in 10 anni il ghiacciaio ha perso un terzo del suo volume. È un processo che accelera da solo, un “tipping point”: il ghiaccio che fonde scopre le rocce scure, che attirano più calore rispetto alla superficie gelata di colore bianco. Contemporaneamente, l’acqua di fusione si accumula sul fondo del ghiacciaio, scorre tra ghiaccio e roccia e lubrifica la massa glaciale, che scorre così ancora più velocemente. Avviene in Groenlandia, in Himalaya, e ora sulle Alpi».

Alla domanda se iniziamo ad accorgerci solo ora degli effetti della crisi climatica, Vacchiano risponde che «sembra di sì, ma in realtà ci sono sempre stati, in vari punti della terra. La crisi climatica innesca circoli viziosi, fenomeni che si autoalimentano e che rischiano di scappare di mano. Il rallentamento della corrente del golfo, la savanizzazione dell’Amazzonia, lo scioglimento del permafrost: processi che accelerano all’improvviso e non si fermano facilmente, e che sarebbe meglio non innescare».

«Cosa va fatto nell’immediato? I ghiacciai continuano a scomparire e con loro verrà meno la fornitura d’acqua durante l’estate. Il 20% dell’acqua che arriva in pianura proviene dai ghiacciai, soprattutto nei mesi più caldi. Il seracco sulla Marmolada e la siccità sono la stessa notizia. Oggi» conclude Vacchiano «la concentrazione di CO2 nell’atmosfera è ancora troppo alta e in Italia sono stati installati troppi pochi gigawatt di energia rinnovabile, è questa la vera sfida su cui accelerare».

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