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[Lo scenario] Le stime dell’OCSE: il Pil italiano si contrae a fine 2022, poi lieve ripresa nel 2023

Il pil dell’Italia è atteso a una contrazione a fine 2022 per poi mettere a segno una crescita modesta dello 0,2% nel 2023 e dell’1% nel 2024 dopo il +3,7% previsto come cifra finale per il 2022.

Sono le nuove stime contenute nell’outlook economico pubblicato oggi dall’Ocse che per quanto riguarda l’inflazione vede un 8,1% quest’anno, un più 6,5% il prossimo per poi scendere al 3% nel 2024.

Secondo gli esperti dell’istituzione di Parigi, gli alti prezzi dell’energia agiranno da freno alla produzione nelle industrie ad alta intensità energetica, mentre il calo dei redditi reali a causa dell’alta inflazione, l’aumento dei tassi di interesse e la modesta crescita del mercato delle esportazioni modereranno la crescita della domanda.

La disoccupazione aumenterà mentre calerà la partecipazione al mercato del lavoro con una contrazione dell’occupazione nel 2023.

L’inflazione dei prezzi al consumo dovrebbe scendere solo gradualmente dal 10% circa alla fine del 2022 con la graduale eliminazione dei massimali sui prezzi dell’energia mentre i recenti aumenti dei prezzi di energia e alimentari innescheranno più ampie pressioni sui prezzi.

Secondo l’Ocse, inoltre, l’inasprimento della politica monetaria sarà in parte compensato da maggiori investimenti pubblici legati al Pnrr. Per quanto riguarda i rischi per l’economia, questi ‘sono maggiori del solito e sono orientati verso il basso’.

Mentre è improbabile il ricorso al razionamento energetico anche in caso di completa interruzione delle forniture di gas russo, eventuali ritardi nell’attuazione del Pnrr potrebbero pesare sugli investimenti pubblici e un inasprimento più significativo del previsto della politica monetaria nell’area dell’euro potrebbe spingere ulteriormente verso l’alto il premio di rischio sui titoli di Stato a lungo termine.

“Ciò non porterebbe solo a un ulteriore inasprimento delle condizioni finanziarie nel privato settore, ma farebbe anche aumentare i costi di servizio del debito pubblico.

Sebbene le dinamiche del debito pubblico a breve termine siano state favorevoli nell’ultimo anno, riflettendo in gran parte una crescita del Pil nominale superiore al previsto, e la scadenza media del debito pubblico sia lunga, ciò potrebbe determinare un deterioramento della dinamica del debito nel lungo termine.

Sul fronte opposto l’effettiva attuazione delle riforme strutturali collegate al Pnrr potrebbe avere un effetto positivo sulla produttività più grande del previsto a breve termine”.

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