Intervento di Marta Cerioni, professoressa associata di Diritto Pubblico e direttrice Osservatorio Legalità Economica e Diritti fondamentali, Università Politecnica delle Marche.
L’approvazione del Documento programmatico di bilancio per il 2023 da parte del Consiglio dei ministri è stato un adempimento inderogabile. Tuttavia, si evidenzia come abbia tentato di non ingerirsi troppo nel merito delle linee programmatiche affidate al nuovo governo, limitandosi a una descrizione della politica di riduzione del debito attuata nel 2022 nonché le annesse riforme attuate.
Questo aspetto rappresenta una torsione innaturale dell’atto declassato da “programma” a sorta di “consuntivo”, sebbene ciò sia giustificato giuridicamente dai poteri di mera ordinaria amministrazione del governo dimissionario e da ragioni di “cortesia istituzionale” del tutto comprensibili.
Ciononostante, i dati proposti dalle proiezioni economiche sono di per sé sufficienti a individuare, quasi oggettivamente e ragionevolmente, gli orizzonti di riforme necessarie, in quanto propongono un costante indebolimento degli indicatori ciclici globali ed europei con un andamento deteriore dell’economia e dell’inflazione rispetto ai precedenti presentati.
Spunti similari provengono anche da centri di ricerca come il Centro Studi Economia Reale, presentati nell’ambito del Monteconero Adriatic Economic Forum 2022 tenutosi presso l’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con l’Istao e la Fondazione Merloni. emerso come l’Italia presenti un pil reale pro-capite inferiore del -0,8% e un pil totale quasi identico rispetto al 2000.
Insomma, abbiamo assistito a vent’ anni di crescita zero. Con un pil all’1%, l’Italia non sarà più all’altezza del pil pro-capite dell’Ue. Con un pil al 3% l’Italia tornerà sulla media dell’Ue nel 2032 e sulla media Area euro nel 2037. Appare, dunque, indifferibile promuovere, in primo luogo, delle riforme collegate all’obiettivo concorrenza.
Già il governo Draghi ha lavorato alacremente su questi aspetti presentando il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (divenuta l. 5 agosto 2022, n. 118) diversamente dai governi precedenti che non rispettavano tale adempimento con cadenza annuale.
A onor del vero, tuttavia, occorre anche rilevare come il contenuto della medesima sia stato annacquato rispetto al testo presentato. Su tali aspetti il nuovo governo non potrà tergiversare. La seconda riforma epocale indifferibile sarà sicuramente quella fiscale.
Lo studio del Cser ipotizza tre scaglioni: 23% fino a 50.000 euro; 33% fino a 100.000 euro e 43% sopra i 100.000 euro, tali da determinare sgravi complessivi per 48 miliardi con un annesso taglio di 16 miliardi dell’Irap e del cuneo fiscale. La copertura per i 64 miliardi necessari andrebbe ricercata in un taglio di 30 miliardi dei trasferimenti a fondo perduto e la riduzione di 34 miliardi delle tax expenditures.
Dai loro calcoli gli sgravi andrebbero per l’80% ai redditi medio-bassi inferiori ai 50.000 euro (specie se si istituisca una no-tax area sotto i 20.000 euro). I risultati economici appaiono conformi a Costituzione. A ciò si dovrebbero aggiungere altre due riforme (o meglio continuare nel solco del rinnovamento in parte effettuato) della pubblica amministrazione e della giustizia (civile e penale).
Qui le simulazioni prodotte dal Cser sono meno affidabili in quanto settori difficilmente misurabili. Cionondimeno, si azzarda un aumento della produttività totale dei fattori dello 0,50% nel primo anno; dello 0,8% nel secondo e dell’1% nel terzo anno.
Chiaramente, l’obiettivo delle riforme è in prima battuta giuridico: aumento della certezza del diritto e dell’efficienza della pubblica amministrazione, che a loro volta producono incrementi di confidence di famiglie, di imprese nazionali e internazionali con correlato accrescimento di produttività, competitività e attrattività del sistema-Paese.
Anche il Dpb ha valorizzato i risultati delle riforme Brunetta e Cartabia i cui esiti, tuttavia, hanno risentito della congerie eterogenea del governo che ne ha smussato, talvolta, proprio gli aspetti più innovativi e incisivi.
Si auspica che la compattezza politica del nuovo esecutivo possa portare a riforme ancor più coraggiose e decisive, nel senso suffragato dai dati, tali da consentire all’Italia di giungere a un pil maggiore dell’1% senza il quale sarà relegata a una posizione inferiore rispetto agli altri Paesi Ue. In conclusione, le proiezioni economiche hanno già disegnato indifferibili orizzonti di riforme.








