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[Lo scenario] La stagflazione colpirà l’Italia e l’Europa. Che usciranno dal Covid ed entreranno in recessione. Il parere degli esperti

La guerra in Ucraina potrebbe presto creare un in uno shock in grado di portare l’economia europea in una fase di stagflazione, un contesto di crescita debole e prezzi in forte aumento. Questa è la prospettiva su cui molti economisti sembrano essere d’accordo. In questi giorni, «probabilmente non è l’elemento più importante», ma i numeri dei dati macro «suggeriscono che è probabile che le implicazioni economiche della guerra in Ucraina riportino un incubo economico del passato: la stagflazione», ha avvertito Carsten Brzeski, Global Head of Macro di Ing.

Continuano a salire i prezzi

I dati sull’inflazione di febbraio nell’Eurozona testimoniano come ancora prima dello scoppio del conflitto le pressioni sui prezzi si fossero intensificate, con un +5,8% a/a dell’indice Cpi armonizzato europeo. «Volano i prezzi delle materie prime e all’orizzonte si profila la stagflazione», fa eco Massimo De Palma, Head of Multi Asset Team di GAM (Italia) SGR. La probabilità di una fase di stagflazione «è aumentata per l’Europa quest’anno poiché la guerra in Ucraina potrebbe portare un ulteriore aumento dei prezzi dell’energia e un colpo alla crescita», affermano da DWS.

L’inflazione «sembra destinata a rimanere alta più a lungo del previsto, ma la previsione per la crescita economica in Europa è meno chiara», dice il gestore patrimoniale. Mentre si prevede che lo shock dei prezzi dell’energia colpirà i consumi, una maggiore spesa in settori come la difesa, le infrastrutture o la sicurezza informatica dovrebbe stimolare la crescita. I timori si riflettono anche nei prezzi di mercato. Gli investitori stanno prezzando sempre di più la possibilità di una crescita economica più lenta e prezzi al consumo elevati, affermano da Mizuho.

Le banche rimangono in difficoltà

«I prezzi di mercato sembrano più coerenti con uno scenario di stagflazione e con una graduale stretta monetaria ancora sul tavolo», dicono gli analisti della banca giapponese. «Il prezzo delle obbligazioni è ora coerente con un rischio percepito più elevato di stagflazione, piuttosto che di recessione». Un contesto futuro che rischia di mettere in seria difficoltà le banche centrali, che già si trovavano a dover gestire una complessa normalizzazione degli stimoli pandemici in un contesto di inflazione elevata e output gap non ancora del tutto chiuso.

Le banche centrali dovranno affrontare «uno shock stagflazionistico esogeno su cui non possono fare molto. Tuttavia, in un ambiente in cui l’inflazione è già alta e i mercati del lavoro si stanno restringendo – favorendo potenzialmente l’emergere di effetti secondari – è probabile che le banche centrali mantengano per ora un atteggiamento cautamente rigido con gradi diversi nelle diverse zone», conclude Silvia Dall’Angelo, Senior Economist per la divisione internazionale di Federated Hermes.  

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