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[Lo scenario] La concorrenza è il collante del sistema capitalistico. Ritardare ancora la riforma può fare molto male all’Italia

Il passaggio del discorso di Mario Draghi dedicato alla legge annuale sulla concorrenza – la cui approvazione costituisce uno tra i principali impegni assunti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – non ha certo determinato la crisi del governo, però deve aver suscitato molti mal di pancia. In particolare, i riferimenti alle concessioni balneari e al servizio taxi, un settore quest’ultimo che da anni attende una riforma organica all’insegna di una maggior apertura al mercato.

La crisi ha avuto come effetto immediato lo stralcio di quest’ultima riforma dalla legge annuale della concorrenza e ciò anche sull’onda dello sciopero e delle manifestazioni di piazza dei giorni scorsi. Si è trattato di un compromesso necessario per non far saltare l’intero testo normativo, presentato dal governo il 4 novembre 2021, che il parlamento dovrebbe approvare in via definitiva la prossima settimana, nonostante lo scioglimento delle Camere. Non è chiaro però se verranno poi approvati i decreti legislativi attuativi delle varie deleghe, come per esempio quello sui servizi pubblici locali, un altro settore che necessita di una riforma richiesta con insistenza in sede europea e prevista nel Pnrr.

Infatti, secondo la prassi costituzionale, l’esercizio delle deleghe legislative non rientra nell’ordinaria amministrazione di un governo dimissionario. Tuttavia, trattandosi di impegni assunti dallo Stato italiano in sede europea, la direttiva per il disbrigo degli affari correnti emanata dal presidente del Consiglio dei ministri subito dopo lo scioglimento delle camere prevede, con una qualche forzatura, che possano essere adottati tutti gli atti necessari per rispettare le scadenze previste dal Pnrr.

In ogni caso non potrà essere approvato il nuovo disegno di legge annuale sulla concorrenza che era già in cantiere. L’apertura dei mercati a una maggior concorrenza attraverso la soppressione di vincoli normativi e regimi di privilegio subisce così un arresto parziale. E non è affatto detto che il nuovo parlamento e il nuovo governo daranno un’ulteriore spinta alla liberalizzazione dei mercati. Eppure, la concorrenza, se ben strutturata e monitorata, costituisce, come ha sottolineato Roberto Rustichelli, presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella relazione annuale presentata al governo e al parlamento il 18 luglio scorso, «il collante sociale del sistema capitalistico».

Essa offre opportunità, senza esasperare le diseguaglianze, e premia la migliore imprenditorialità. Evitare che la concorrenza sia distorta da condotte illecite, come gli abusi di posizione dominante o i cartelli, o da norme ingiustificatamente restrittive è fondamentale per tre ragioni illustrate in apertura della relazione. La prima è che la concorrenza serve a tutelare i consumatori. Ciò richiede un’azione di contrasto a condotte lesive dei loro interessi. La relazione cita, per esempio, l’abuso di posizione dominante accertato nei confronti della società Caronte & Tourist che gestisce il servizio traghetti nello stretto di Messina, accusata di aver praticato prezzi ingiustificatamente gravosi ai circa dieci milioni di utenti, specie durante la stagione estiva.

La seconda ragione è che la concorrenza serve ad alimentare la crescita che si nutre di investimenti privati. Solo mercati competitivi possono fornire alle imprese segnali corretti per le proprie decisioni di investimento. La concorrenza stimola l’innovazione e la creatività ed evita anche sprechi di danaro pubblico, per esempio, per la realizzazione di opere pubbliche. Una terza ragione è che la concorrenza consolida, anche nei nuovi scenari geo-politici così poco rassicuranti, lo sviluppo delle democrazie europee. La concorrenza «affonda le sue radici nei principi della democrazia» e garantisce il mantenimento di «una struttura aperta della società» e dunque della libertà.

Va ricordato che il modello dell’economia sociale di mercato, richiamato da Rustichelli, fu introdotto in Germania subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale sotto la pressione degli alleati che promossero l’introduzione di una legge contro i monopoli come antidoto a ricadute autoritarie. In base a questa visione, che peraltro la cultura politica dominante, sia a destra che a sinistra degli schieramenti, stenta a far propria, la legge annuale sulla concorrenza all’esame del parlamento costituisce, secondo Rustichelli, «un passaggio strategico per il sistema Paese». E ciò per dare i giusti segnali ai mercati e agli investitori internazionali. Non sappiamo quanti parlamentari leggono effettivamente le relazioni annuali dell’Autorità antitrust che contengono anche molti dati sulle principali istruttorie e sui provvedimenti adottati. Quella di quest’anno potrebbe essere comunque un’ottima lettura estiva.

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