Secondo una stima di Unicredit, l’aumento del prezzo dell’energia potrebbe costare all’Europa circa 450 miliardi all’anno in più di gas e petrolio, circa il 3% del Pil Ue. Si tratta, spiega MF, di una tassa aggiuntiva sull’economia che porterà con ogni probabilità l’Unione in recessione nei prossimi trimestri a causa di uno shock dell’energia che potrebbe durare a lungo, come mostra la chiusura di Nord Stream da parte della Russia. In questo scenario, come ha osservato Erik Nielsen, chief economics advisor di Unicredit, servirebbero ingenti investimenti a livello europeo, per esempio con un secondo Next Gen Eu (ieri il Fmi ha suggerito la nascita di un fondo europeo), e una politica monetaria non troppo restrittiva.
Giovedì però la Bce potrebbe decidere un maxi-aumento dei tassi da 75 punti base. I prezzi del gas sono balzati l’altro ieri del 35% a oltre 280 euro per megawatt all’ora alla Borsa di Amsterdam (+15% a 245,5 euro in serata) dopo aver toccato venerdì 2 i minimi delle ultime tre settimane a quota 203 euro. A scatenare i rialzi, la decisione del gruppo russo Gazprom di chiudere fino a data da destinarsi l’invio di gas.
La paura che l’Europa debba affrontare un inverno al freddo, scrive MF, e senza il sostegno del gas russo, che fino al 2021 incideva per il 40% circa per l’Italia, ha messo di nuovo sotto pressione l’euro, che ieri in Asia ha perso fino allo 0,76% a quota 0,9881 (0,9924, -0,34% in serata) portandosi ai minimi da dicembre 2002. E le borse in Europa hanno viaggiato sempre in netto rosso: il Ftse Mib ha perso il 2%, il Dax il 2,2% (Wall Street era chiusa per il Labour Day). La paura dei mercati è che la decisione di Mosca faccia cadere l’Ue in una crisi che potrebbe spingere l’economia in recessione e forzare il razionamento dell’energia sette mesi dopo che il presidente Vladimir Putin ha ordinato di invadere l’Ucraina.








