Il futuro del settore immobiliare è nel digitale. «La transizione è sempre più evidente e alcuni cambiamenti visti durante la pandemia sono strutturali, non si torna indietro», tanto più che «il contesto in cui viviamo spinge verso l’efficienza». Un’efficienza resa tanto più necessaria dal rallentamento economico in corso, provocato anche dall’aumento dei prezzi dell’energia (il caro energia, stando ai dati Nomisma e Confcommercio, pesa per 24 miliardi di euro sulle imprese del terziario). Lo ha detto Luca Dondi, amministratore delegato di Nomisma, durante il ReItaly Proptech Meeting 2022, organizzato da Monitor. Immobiliare e in corso a Palazzo Mezzanotte, a Milano.
«Nonostante l’accelerazione imponente degli ultimi due anni, l’Italia è indietro sulla trasformazione digitale, siamo ancora un Paese di cash lovers, si preferisce ancora il pagamento in contanti, e fatichiamo a colmare il gap che si è creato con gli altri Paesi», ha detto Dondi, spiegando che «la mancanza di cultura digitale e la carenza di competenze frenano la digitalizzazione».
Tra i fattori frenanti, Nomisma indica la scarsa propensione all’innovazione delle piccole aziende, una popolazione sempre più anziana e quindi meno propensa alla tecnologia e l’aumento delle truffe digitali. Guardando avanti, il divario potrà essere colmato, ma occorrerà accelerare: «C’è una propensione alla crescita degli investimenti, questo contribuirà a ridurre il gap che si è accumulato, che resta però evidente», ha detto Dondi.
Certo, le difficoltà non mancano: L’Italia non è un Paese per start-up, basti pensare che nel mondo gli “unicorni” sono 2.282 e in Europa solo 222, con il nostro Paese tra i fanalini di coda. Per altro, molte startup falliscono anche per mancanza di fondi, concorrenza di mercato e un modello di business carente», ha aggiunto, spiegando che «per il Proptech in Italia si va incontro a una inevitabile corsa», probabilmente a ostacoli. «Partiamo da un’arretratezza tecnologica rilevante, quindi abbiamo bisogno di un’accelerazione, anche sul capitale umano. La transizione va verso il digitale, ma il punto è capire quando: il processo è in atto, ma non è detto che ci siano cambiamenti radicali nell’immediato», ha concluso.








