Le dinamiche “impazzite” dei prezzi di alcune importanti materie prime, rappresentano un fenomeno in atto sin dal mese di dicembre 2020, con aumenti che sono andati ben oltre l’alea contrattuale, travalicando le normali fluttuazioni del mercato, con ripercussioni sul buon andamento dei lavori, pubblici e privati.
Il “ferro – acciaio tondo per cemento armato”, a novembre 2021 rispetto a un anno fa, secondo gli ultimi dati del Meps, manifesta un rincaro del prezzo base del +226,7%. I dati più recenti riferiti al mese di novembre 2021, registrano, rispetto al mese precedente, un ulteriore aumento del +11,4%.
Questi andamenti trovano conferma anche nei dati di fonte Siderweb che, tra novembre 2020 e ottobre 2021, indicano per il prezzo base del “ferro – acciaio tondo per cemento armato” un incremento medio del +220% per cento.
Se a questi aumenti si aggiungono anche i costi energetici, esplosi a gennaio, e, da ultimo, aggravati dalla guerra tra Russia ed Ucraina, si comprende perché i lavori siano a rischio, con ricadute devastanti per l’edilizia, da sempre volano per l’economia.
Per i lavori pubblici, stiamo assistendo ad interventi governativi tesi al parziale contenimento degli effetti degli aumenti dei prezzi, con provvedimenti speciali da adottare con compensazioni, a valere per i lavori eseguiti e contabilizzati nel periodo dal 1 gennaio al 30 giugno 2021, inerenti ad offerte antecedenti al 1 gennaio 2021, il cui contratto di appalto deve essere in corso di esecuzione al 25 luglio 2021, e, con l’introduzione di un meccanismo revisionale valido per le procedure di gara indette fino al 31 dicembre 2023.
Restano fuori dalle compensazioni moltissimi lavori, aggiudicati con progetti redatti sulla base di prezzari assai distanti da quelli correnti sul mercato, con una forte sottostima degli importi a base di gara, rispetto all’attuale portata economica delle opere che, pertanto, in questa fase, non possono essere avviate, se non mettendo a rischio l’interesse pubblico per la qualità del prodotto finale e la sopravvivenza delle imprese, a causa dei problemi di approvvigionamento e di mantenimento dei margini.
In attesa di un meccanismo stabile di revisione prezzi, da inserire nel Codice degli appalti, le imprese lanciano un forte grido di allarme teso a scongiurare il rischio di abbandono dei lavori ed invitano le stazioni appaltanti a voler intervenire, anche al di fuori delle tassative ipotesi di compensazione straordinarie introdotte, nel rispetto del principio di equilibrio contrattuale che deve sussistere a salvaguardia di entrambi i contraenti, senza approfittare della debolezza della controparte.
Non è auspicabile che l’impresa seria rinunci al lavoro, anche per il danno alla collettività che, in tal modo, vedrebbe realizzate le opere con un notevole ritardo e con una lievitazione dei costi.
Nella dialettica tra la stazione appaltante e l’impresa, in linea con i riferimenti normativi e le rilevazioni ufficiali dei prezzi, deve trovare spazio una adeguata revisione, a beneficio dell’avvio e del buon andamento dei lavori.
Il messaggio è chiaro: senza adeguamento prezzi i cantieri non partono.








