[L’intervento] Franco Massi (Segretario Generale della Corte dei Conti): «L’art. 22 del Decreto Semplificazioni introduce il nuovo “controllo concomitante”»

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Franco Massi, Segretario Generale della Corte dei Conti, è intervenuto all’evento tenutosi a Bologna organizzato dal nostro Osservatorio Riparte l’Italia, ed ha partecipato al panel dal titolo “Recovery Fund, la sfida da vincere”. Vi riportiamo di seguito il suo intervento integrale.

«Vorrei provare a rappresentare stasera qui con voi il punto di vista del cittadino comune. Il cittadino comune che magari ha avuto la fortuna di operare in diversi ambienti ma che rimane un cittadino molto semplice che ama circondarsi di cose semplici soprattutto per capire poi il cuore vitale di questo nostro amato paese cosa veramente pensa.

Io ho fatto 17 anni da ufficiale della Finanza, sono 23 anni che sono in magistratura, quindi ho sempre vissuto il mondo istituzionale. Poi ho avuto la fortuna di fare 5 anni al CNEL, la cosiddetta casa dei sindacati, e poi 3 anni alla Difesa a occuparmi di contratti internazionali sui sistemi d’arma. Tutto questo mi ha consentito di capire un po’ meglio il tessuto di questo paese che oggi viene messo fortemente in crisi… tessuto economico, produttivo e sociale.

Allora io volevo provare a prendere le vesti di quel cittadino comune che fa parte di questo tessuto economico e sociale per capire come usciamo da questo shock storico della pandemia, a che punto siamo e più o meno cosa c’è in fondo alla galleria, se quella che vediamo è la luce alla fine del tunnel o è la luce del treno che ci viene addosso.

L’Italia riparte come nel ’48, uscivamo più o meno a pezzi dal secondo conflitto mondiale, abbiamo avuto questa mano tesa che comunque è servita, è un volano che comunque è partito. Non sta a me fare confronti, mi ricordo solo di un’analisi, un approfondimento che facemmo quando stavamo al CNEL, confrontando il sistema italiano con quello tedesco – tenete conto che il piano Marshall era un piano molto simile per l’Italia e per la Germania sia in termini contributivi sia in termini di impatto sullo sviluppo del sistema industriale – e ci accorgemmo che l’effetto del piano Marshall italiano intorno agli anni ’70 cominciò a rallentare, in Germania invece la locomotiva ha continuato se non ad accelerare quantomeno a mantenere un’elevata velocità, quindi qualcosa sicuramente non aveva funzionato qui da noi. Al netto di questo è sicuro che quel volano, quella spinta servì molto.

Ecco perché molta gente ritiene che quella di oggi del Recovery Fund non sia “una” occasione, ma è “la” occasione, è l’occasione che ha questo sistema paese di ripartire in un certo modo. Questo sistema paese che è composto da tanti imprenditori, ci sono pochi grandi imprenditori, ci sono tantissimi piccoli imprenditori. E il lavoro, quel famoso lavoro su cui si fonda questa nostra amata Repubblica, il lavoro non si produce da solo, non si produce con le chiacchiere, si produce con l’impresa.

Ricordo bene delle lezioni apprese al CNEL confrontandomi con i sindacati e con Confindustria, con Confcommercio, ricordo bene i discorsi fatti del tipo che se non c’è un imprenditore, fosse anche lo Stato in casi di particolari necessità, ma tendenzialmente e auspicalmente un imprenditore privato, se non ci mette capitale di rischio, non si avvia l’impresa, non c’è lavoro per nessuno.

E’ giusto dire che la formazione è fondamentale, ma è fondamentale per entrare nella seconda età e nella seconda età oggi il lavoro non lo trovi. Dopo 18 anni di formazione, si entra nella seconda età sempre più tardi e con difficoltà. Se vogliamo far qualcosa per consentire che la seconda età offra i più ampi spazi a chi proviene dalla prima età, dobbiamo intervenire su un sistema paese e sul sistema industriale.

Ho letto alcuni documenti in questi giorni e sento parlare molto di interventi sul sistema industriale, il cosiddetto secondario, sulla Pubblica Amministrazione, le famose riforme di quello che è il settore terziario. Mi desta perplessità il fatto che non si parli mai o poco del settore primario, cioè la filiera agroalimentare, cioè una filiera che copre il 25% del PIL, considerando anche la ristorazione.

Quando siamo stati chiusi dentro casa e tutti quanti noi eravamo un po’ in difficoltà tutti noi ci siamo ricordati del famoso primum vivere, e poi facciamo qualcos’altro, ma prima bisogna vivere. Quindi pensare oggi di non dare l’adeguata importanza al settore primario, oltre che al secondario, mi pare che richieda una riflessione, un approfondimento.

Si parla anche troppo di riforme della Pubblica amministrazione; da tempo quando mi capita di parlare in pubblico rubo una battura del prof. De Rita che ci ha insegnato che esiste, come in tutte le democrazie complesse, un primo popolo e un secondo popolo. Il primo popolo sono tutti gli amministrati e noi siamo più o meno 60 milioni di persone, il secondo popolo è il decisore politico che fissa le regole per far vivere bene il primo popolo. Queste regole, fissate dal secondo popolo che è più ristretto, hanno bisogno di una catena di trazione, di una cinghia di trasmissione fra le sue regole fissate e l’applicazione concreta sul primo popolo. Ecco, questa catena è la Pubblica Amministrazione, che non è nient’altro che una specie di cuscinetto che dovrebbe tramutare tempestivamente ed efficacemente le regole fissate dal secondo popolo affinché sul primo popolo abbiano gli effetti voluti.

E allora, un maestro come Massimo Severo Giannini a fine anni ’70 scrisse un libercolo nelle cui premesse diceva che il sistema paese era un po’ in difficoltà perché la Pubblica Amministrazione non funzionava bene. Poi aggiungeva in maniera molto sottile che forse la Pubblica Amministrazione non funzionava bene perché una certa entità che si chiama Corte dei Conti non era efficace fino in fondo. Oggi vien da chiedere ad un cittadino comune come me se certe affermazioni siano ancora vere.

Però un fatto è certo, che questo sistema può funzionare se si consente a queste regole fissate di calar giù sul tessuto economico, sociale, imprenditoriale del paese in maniera diretta, tempestiva ed efficace. Mi colpisce la riflessione fatta da Baldanza sugli aiuti di stato, perché effettivamente noi siamo un sistema paese più colpito rispetto agli altri nostri amici europei da questa crisi, e se vi ricordate la differenza tra giustizia formale e astratta ed equità sostanziale, questo principio dovrebbe applicarsi anche in questo caso. Forse l’Italia, da questo punto di vista, merita qualcosa in più in termini di equità sostanziale.

Di certo c’è un fatto, questa catena di trazione deve funzionare bene, e la catena di trazione è fatta di persone che si occupano di applicare le regole. C’è una norma scritta per rendere la Corte dei Conti responsabile di controllare che queste persone questo mestiere lo facciano subito e lo facciano bene. Si tratta di varare dei programmi, si tratta di lanciare iniziative, si tratta di erogare dei contributi. C’è bisogno che la famosa “firmite”, cioè questo sintomo di patologia che può nascondere un’indolenza caratteriale o un’incompetenza anche, che questa sia combattuta una volta per tutte. C’è bisogno che ci sia qualcuno che su ogni piano, su ogni programma, su ogni progetto, abbia la responsabilità dall’esterno di vigilare che chi deve spingere su quel piano, su quel programma, su quel progetto, lo faccia tempestivamente e lo faccia bene.

A questo serve questa norma, ed è una sfida che si lancia alla Corte dei Conti, ma se sarà efficace permetterà alla Corte dei Conti di far ripartire l’Italia».

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