Premessa
In un periodo di forte discontinuità, come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid-19 e non solo, il Passaggio Generazionale in azienda è un tema oggi più che mai di grande attualità e importanza.
In numerosi contesti aziendali il passaggio generazionale può rappresentare un considerevole punto di svolta per la vita di un’azienda.
Perciò al di là del fatto della preparazione, delle competenze e dell’attitudine di chi riceverà il testimone è molto importante che tutto l’organico aziendale abbia il tempo di potersi preparare ad accogliere il cambiamento. Tempo che potrà essere consegnato solo attraverso una programmazione anticipata del passaggio generazionale e di un piano di intervento e di gestione delle risorse umane.
Così facendo tutti avranno la possibilità di apprendere la notizia e adattarsi al cambiamento, sia da un punto di vista psicologico, sia relazionale.
Al contrario, un atteggiamento di superficialità da parte dell’imprenditore e dei suoi collaboratori verso tali tematiche metterà in serio pericolo la vita dell’azienda stessa.
In questo articolo vedremo come gestire al meglio questo processo poliedrico di vitale importanza per l’impresa.
Sappiamo che la questione è delicata tanto quanto lo stare in equilibrio sul filo di un rasoio.
Sono ormai moltissime le aziende che non sono riuscite a sopravvivere al cambio generazionale e nel tempo abbiamo potuto constatare come tale processo fosse stato spesso erroneamente considerato quasi una formula magica, dentro la quale è custodito il segreto per far funzionare le aziende nel tempo oltre la generazione di chi l’ha fondata.
Gli attori coinvolti nel passaggio generazionale
Per intenderci meglio ed identificare con chiarezza i ruoli in gioco, abbiamo qui voluto semplificare la composizione degli attori coinvolti nel passaggio generazionale, identificandoli come il Senior e il Junior.
Il Senior gestisce il proprio lavoro in azienda secondo degli schemi personali che si sono assodati e consolidati nel corso del tempo.
Possiede una buona esperienza per quanto riguarda le tempistiche lavorative dei suoi dipendenti e cosa più importante ha saputo costruire nel corso degli anni, relazioni di fiducia reciproca profonde e stabili.
Perciò, durante un percorso di cambiamento generazionale, è la fiducia costruita nel tempo con i propri dipendenti, grazie ad una forte cultura aziendale, a fare in modo che tale cambiamento vada a buon fine.
Un ruolo decisamente differente ma fondamentale durante il passaggio generazionale lo gioca il Junior.
La sua figura è parte determinante del processo di ricambio generazionale.
Tuttavia è sottoposta a un forte carico psico-sociale che se mal gestito potrebbe provocare dei conflitti sia con sé stesso che con l’ambiente circostante.
Per questo motivo la cosa migliore èinstaurare un passaggio generazionale il più graduale possibile.
L’importanza delle differenze di ruolo
Vogliamo infine sottolineare l’importanza delle differenze di ruolo delle figure qui descritte come primo passo per rendere più agevole il passaggio da una generazione ad un’altra.
Altresì come ricordato all’inizio dell’articolo, una programmazione anticipata da parte dell’imprenditore del proprio passaggio generazionale è il tassello fondamentale per rendere agevole tale percorso altrimenti impervio.
A tal proposito il Trust è per noi uno degli strumenti privilegiati per supportare l’impostazione di un passaggio generazionale, di estrema diffusione e dalle capacità molto estese che lo rappresentano, al pari del Patto di Famiglia. Non ha nulla in comune con il Patto di Famiglia, dal quale si distingue per il percorso costitutivo e per la sua struttura intrinseca.
Il trust nel passaggio generazionale – definizione
Il Trust è un istituto giuridico di origine anglosassone con cui un soggetto (denominato disponente) trasferisce beni e diritti a un altro soggetto (detto Trustee) il quale assume l’obbligo di gestirli ed amministrarli, nell’interesse di uno o più beneficiari, affinché si raggiunga un determinato scopo (indicato dal disponente).
La finalità del Trust è quella di separare alcuni beni/diritti dal patrimonio di un soggetto per il perseguimento di specifici interessi, tra i quali potrebbe certamente rientrare quello di porre le basi per un passaggio generazionale, mettendo in sicurezza l’impresa di famiglia, ovvero il suo controllo, fino al momento dello svincolo e del trasferimento al soggetto (ad esempio uno o più figli) che prenderà il posto dell’imprenditore.
Oggetto di Trust possono essere beni mobili, immobili, materiali o immateriali. I beni, peraltro, anche se sono intestati al Trustee, non fanno parte del suo patrimonio personale.
In altre parole la proprietà legale del Trust è attribuita al Trustee, il quale ne assume i relativi diritti. I beni in questione restano segregati nel patrimonio del Trust per cui risultano estranei sia al patrimonio del disponente che a quello del Trustee.
I soggetti
Le figure che intervengono nella costituzione di un Trust possono essere tre: il disponente, il Trustee e il guardiano.
Disponente o settlor
Questa è la figura di colui il quale decide di costituire un Trust e di conferire a un altro soggetto la gestione di parte del suo patrimonio, materiale e/o immateriale, con le indicazioni sulle modalità di gestione, per le quali, occorrendo, può riservarsi alcune prerogative.
Trustee
Questa è la figura di colui il quale con l’istituto diventa il legittimo proprietario dei beni, occupandosi di amministrare e gestire il patrimonio, secondo le direttive ricevute dal disponente, per tutto il tempo previsto dall’istituto.
Le sue funzioni si concretizzano in una serie di obblighi: preservare il fondo in Trust; redigere un rendiconto periodico del proprio operato; agire con imparzialità nei confronti dei diversi beneficiari, ove presenti. La funzione di Trustee è svolta usualmente da familiari di fiducia; può anche essere svolta da professionisti esterni.
Guardiano o protector
Il compito di questo soggetto, laddove previsto, è di vigilare sull’attività del Trustee nell’interesse dei beneficiari. Tra le sue funzioni: la revoca e la nomina del Trustee; l’espressione del proprio consenso in merito alle decisioni del Trustee; la comunicazione di direttive e istruzioni al Trustee.
Come costituire un Trust
Un Trust può essere costituito tramite atto scritto, sia da persone fisiche che da persone giuridiche (enti, società ecc.).
La prassi italiana tende verso la stipula per atto pubblico, o scrittura privata autenticata nel caso in cui il conferimento riguardi beni mobili registrati o beni immobili.
Nell’atto il disponente stabilisce: la durata, i beneficiari, i poteri conferiti al Trustee e all’eventuale guardiano, le direttive per l’amministrazione dei beni.








