“Dall’America all’Inghilterra, da Parigi a Bruxelles, e nelle università italiane occupate, c’è una sorta di guerra parallela a quella che insanguina il Medio Oriente”.
Federico Rampini sul Corriere della Sera analizza quelle che definisce le piazze parallele dell’Occidente: “L’incendio ideologico, divampa in tutto l’Occidente.
Le società occidentali si lacerano tra schieramenti pro Israele e pro Palestina, molto più di quanto sia mai avvenuto in passato.
La virulenza delle polemiche attuali non ebbe precedenti durante gli altri conflitti mediorientali.
Sull’Ucraina si è visto più volte in azione un fronte «pacifista» spesso vicino alle posizioni di Vladimir Putin, ma le sue manifestazioni non arrivavano all’ampiezza di quelle filo-palestinesi.
Inoltre in queste ultime appaiono striscioni e slogan in favore di Hamas, mentre certi cortei contro la guerra europea pur appoggiando implicitamente Putin non arrivavano a esaltare i suoi massacri di civili ucraini.
L’altra novità — che ovviamente non aveva alcun precedente per Kiev—è il crescendo di proclami o violenze antisemite; unito a qualche aggressione terroristica.
Uno dei fattori che fanno la differenza, rispetto alle guerre mediorientali del passato oppure in confronto all’Ucraina – sottolinea l’editorialista – è la discesa in campo di comunità sempre più vaste d’immigrati di origini arabe o di fede islamica, che esercitano un condizionamento nuovo all’interno delle nazioni occidentali.
Il peso politico e culturale di questa immigrazione è ben visibile negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Belgio, Germania.
La mobilitazione delle università si ricongiunge con quella delle comunità di immigrati islamici.
La militanza di gruppi studenteschi apertamente pro Hamas, e il mondo dell’immigrazione di fede musulmana, partono da estremi opposti (basta pensare alla cultura femminista o Lgbtq tra i giovani) ma si ricongiungono in un comune antagonismo all’Occidente.
Questi fenomeni hanno già fatto irruzione nella campagna elettorale Usa.
Donald Trump è stato veloce a cogliere lo shock culturale di molti americani di fronte alla scoperta del livello di indottrinamento in corso in molte università di élite: ha accusato quegli atenei di «formare dei comunisti» e – conclude – ha promesso un giro di vite sui finanziamenti federali alle facoltà se sarà rieletto presidente”.








