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L’impegno di Snam: nel 2026 la finanza sarà all’80% green

«L’obiettivo è salire all’80% nel 2026 e a quel punto vorrà dire aver raddoppiato la quota di finanza sostenibile dal 40% del 2020. Tutte le operazioni che metteremo in campo risponderanno a criteri di sostenibilità», spiega Luca Passa, da gennaio scorso direttore finanziario di Snam, a MF-Milano Finanza.

Pioniera dei taxonomy-aligned bond (suo il primo mai emesso in Italia, a novembre 2022), Snam ha già portato al 70% circa la percentuale verde nella finanza di gruppo. Significa ben 12,6 miliardi di euro in linea con i criteri Esg anche grazie all’utilizzo di nuovi strumenti di funding, dai transition bond ai sustainable-linked bond. Percentuali e volumi decisamente alti per un gruppo a vocazione infrastrutturale, che non produce energia ma la trasporta.

«Ovviamente sono comprese le linee di credito che negoziamo con le banche, non solo le obbligazioni. Questo è un punto fermo, anche se il contesto è cambiato e ci muoviamo in un mercato di tassi crescenti». L’accelerazione green della finanza di gruppo è coerente con gli obiettivi sostenibili di Snam. «Nel gas siamo il primo operatore di trasmissione energetica europeo che si è impegnato a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040 (Net Zero Scope 1 e 2, ndr)», sottolinea Passa. Le emissioni di metano sono già diminuite del 45% nel 2022 rispetto al 2015, in anticipo di tre anni rispetto agli obiettivi raccomandati dall’Unep, il programma ambientale delle Nazioni Unite, e scenderanno del 55% al 2025.

Il piano del gruppo è sostituire gradualmente il classico gas con il biometano e, quando i prezzi lo consentiranno, con l’idrogeno verde, tenendo conto che la rete dei gasdotti gestiti è già pronta per il 70% a questa riconversione. Lo dimostra anche il progetto SoutH2Corridor, un corridoio di circa 33 mila chilometri per il trasporto dell’idrogeno, portato avanti da Snam con le austriache Tag e Gca e la tedesca Bayernets, che ha già ricevuto l’avallo politico di Italia, Austria e Germania, con l’auspicio che la Commissione Europea lo collochi tra i progetti di interesse comune dell’area.

La corsa alla finanza verde, intanto, si sta affermando a livello globale. Secondo Passa, che venendo dal gruppo Enel ha già all’attivo una lunga esperienza nella finanza sostenibile, «un sorpasso di green, climate e sustainability-linked bond su quelli tradizionali è da dare per scontato. A mano a mano che ci si avvicinerà all’obiettivo della quasi neutralità carbonica fissato dall’Europa per il 2040, le obbligazioni classiche perderanno inevitabilmente attrattività, con ripercussioni sull’azionariato e sulla reputazione delle società emittenti».

«Il mainstream sarà rappresentato dalle obbligazioni e dagli strumenti che si rifanno a criteri Esg». Esibire credenziali verdi avvicina una tipologia di investitori sempre più vasta, che sceglie parametri sostenibili per i propri investimenti. L’esempio di Snam, che ha una capitalizzazione tra i 16 e i 17 miliardi di euro, è illuminante: il flottante istituzionale del gruppo, al netto di Cassa Depositi e Prestiti, costituisce il 50-55% del capitale, di cui ormai quasi la metà è rappresentato proprio da fondi e investitori istituzionali che hanno nelle linee guida degli investimenti il rispetto dei criteri di sostenibilità.

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