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L’espansione del colosso cementario Buzzi in Brasile | Lo scenario

Il Sudamerica promette bene per Buzzi, il colosso cementiero italiano quotato in borsa.

Il Congresso brasiliano ha da poco varato un piano di massicci investimenti pluriennali, per il periodo 2023-2026, in infrastrutture e sviluppo residenziale nel Paese, come annunciato dal presidente Lula ad agosto, dal valore di 287 miliardi di dollari.

Come anticipato da MF-Milano Finanza, è in ballo per Buzzi la possibilità di salire al 100% della Nacional Cimentos Participa es, una joint venture che attualmente partecipa al 50%, grazie alla quale è penetrata nel mercato brasiliano nel 2018 a fianco del gruppo Ricardo Brennard, che controlla l’altra metà.

Un business, quello brasiliano, che – stando dal bilancio 2022 – ha fruttato 400 milioni di euro di fatturato e 119 milioni di euro di ebitda, con un ebitda margin che si attesta circa al 30% del fatturato.

E alla luce delle prossime mosse politiche in Brasile la profittabilità della controllata brasiliana, trainata dalla domanda pubblica, potrebbe beneficiarne, come sottolineato da Equita.

Il gruppo Ricardo Brennard aveva una put sulla sua quota del 50% di Nacional Cimentos esercitabile nella prima metà del 2023, che non ha utilizzato.

Gli restano opzioni put esercitabili nella prima metà del 2024, nella prima metà del 2025 e nella prima metà del 2027, mentre Buzzi ha una opzione call esercitabile nella prima metà del 2026.

Se Brennard non eserciterà le put, secondo fonti finanziarie a conoscenza del dossier sarà Buzzi a usare la sua call nel 2026, avendone convenienza.

Dal bilancio 2022 di Buzzi si legge che l’opzione vale quasi 33 milioni di euro mentre il nozionale è stato valutato 313 milioni.

Lorenzo Coaloa, head of finance di Buzzi, sottolinea a MF-Milano Finanza che la volontà del gruppo di espandersi nel mercato brasiliano è forte.

Nel 2021, spiega inoltre Coaloa, la capogruppo ha finanziato la joint venture per acquisire le attività brasiliane del colosso rivale Crh per oltre 200 milioni di euro.

Tramite l’intercompany loan la jv ha acquisito i tre cementifici presenti nel Sudest del Brasile che erano di proprietà di Crh.

Secondo alcuni analisti il valore dell’acquisizione dell’altro 50% di Nacional Cimentos potrebbe valere 300-350 milioni di euro.

Rispetto al valore di 186 milioni già iscritto da Buzzi a bilancio per il 50% in suo possesso, rappresenta un apprezzamento dell’88%.

L’eventuale esborso potrebbe essere coperto da Buzzi interamente per cassa, secondo alcuni esperti.

Così il gruppo continuerà a espandersi sulle orme lasciate da Alessandro Buzzi, scomparso lunedì 4 settembre a 90 anni, che ha trasformato l’azienda di famiglia nell’impero del cemento che è oggi.

L'”ingegner Sandro” guidò l’impresa di famiglia dal 1977 al 2014 trasformandola da piccola azienda locale a grande gruppo industriale multinazionale.

Ora le “cementerie” – così le chiamava – di 14 Paesi, tra cui Brasile, Messico e Stati Uniti, più le otto italiane, portano il suo nome.

A oggi Buzzi è il secondo gruppo italiano del cemento dietro a Italcementi, controllata dalla tedesca Heidelberg Materials, ed è la 31esima società quotata in Italia per capitalizzazione: ha raggiunto i 5,3 miliardi di euro dai 3,4 del 2022, grazie a una solida crescita a Piazza Affari del 49,4% da inizio anno (68% negli ultimi 12 mesi). Dai conti del primo semestre del 2023 sono risultati ricavi e marginalità in miglioramento: i ricavi si assestano a oltre 2,14 miliardi di euro (dagli 1,88 miliardi dello stesso semestre del 2022) e il margine operativo lordo (ebitda) è salito al 26,7% dal 22,1% del bilancio 2022.

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