L’ecosistema europeo delle telecomunicazioni vale complessivamente 1.142 miliardi di euro, con una crescita stimata dell’8%.
Un dato, apparentemente positivo, che nasconde tuttavia forti differenze tra i diversi livelli dell’ecosistema.
Lo rileva il white paper di Restart “A Techno-Economic View of the Future Telecommunications”, realizzato in collaborazione con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, e presentato in anteprima all’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, in corso a Roma da oggi fino al 21 gennaio 2026.
Lo studio è organizzato dal programma Restart, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner.
In particolare, annota lo studio, le attività storicamente dominate dagli attori tradizionali del settore telco sono in media quelle che crescono meno, o che in alcuni casi registrano una riduzione di valore, mentre i segmenti presidiati da altri attori mostrano dinamiche di crescita decisamente più sostenute.
“Gli operatori europei delle telecomunicazioni affrontano una crisi strutturale, caratterizzata sinora da una crescita del traffico a fronte di ricavi stagnanti, che ha indebolito la capacità di investimento e la sostenibilità di lungo periodo. Vincoli regolatori, legislativi e politici, alti costi dello spettro e la frammentazione dei mercati hanno contribuito a questa pressione, ma non ne spiegano da soli la profondità” – afferma Nicola Blefari Melazzi, Presidente di Restart.
“Il problema centrale è la mancanza di innovazione” – aggiunge – “di cui è responsabile l’intero settore della R&D. La connettività è diventata una commodity e gli operatori non hanno fatto evolvere i modelli di business network-centrici per catturare valore da servizi digitali, piattaforme ed ecosistemi”.
Il livello infrastrutturale risulta complessivamente in crescita di quasi il 7%.
Le infrastrutture fisse valgono 84 miliardi di euro e cresceranno del 6,7%, le infrastrutture mobili valgono 56 miliardi di euro con una crescita del 6,9%, mentre l’infrastruttura IT raggiunge un valore di 105 miliardi di euro e crescerà del 6,8%.
Al contrario, il livello di management, provisioning e integrazione evidenzia una leggera decrescita complessiva.
Le attività di management e provisioning valgono 139 miliardi di euro e registrano una variazione nulla, mentre le attività di integrazione valgono 20 miliardi di euro e mostrano una contrazione stimata del -0,6%.
Il livello dei servizi di connettività e delle tecnologie abilitanti cresceranno invece in modo più marcato.
I servizi di connettività raggiungono un valore di 306 miliardi di euro, con una crescita del 6,8%, mentre le tecnologie abilitanti, che includono cloud, intelligenza artificiale e dati, valgono 329 miliardi di euro e cresceranno del 14,2%.
Anche all’interno dei servizi di connettività emergono però dinamiche differenziate: la connettività fissa e mobile risulta sostanzialmente stabile, mentre i servizi specializzati, i servizi IoT e il mercato dei terminali mostrano una crescita stimata significativa.
I servizi e le applicazioni digitali legate alla connettività valgono 103 miliardi di euro, ma cresceranno solo dell’1,4%, un dato che indica come la crescita più rilevante del digitale si collochi prevalentemente in altri segmenti, oggi dominati dalle big tech.








