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[L’analisi] Anche le case automobilistiche Ford, Hyundai e Honda lasciano e la Russia. Ecco tutte le auto-sanzioni delle imprese per fermare Putin

Ford ha comunicato di aver sospeso le attività di joint-venture in Russia, unendosi alle preoccupazioni di Bmw, Volvo e Volkswagen. Così l’elenco delle società occidentali ad abbandonare il Paese si allunga, con numerose sospensioni delle attività. La casa automobilistica «non possiede attività significative in Ucraina», tuttavia ha «un forte contingente di cittadini ucraini che lavorano per Ford in tutto il mondo», si legge in una nota. A queste si aggiunge Hyundai Motor, che sospenderà la produzione del suo impianto di assemblaggio a San Pietroburgo fino al 9 marzo anche a causa di una carenza di componenti, e Honda che ha deciso di interrompere le esportazioni di auto e motociclette verso la Russia.

Stop di Boeing e Airbus

Sul fronte aereo, le sospensioni delle attività sono arrivate invece dai due colossi dell’aviazione Boeing e Airbus. Il gigante statunitense ha fatto sapere di aver bloccato l’esportazione di componenti e la fornitura di servizi di manutenzione alle compagnie aeree russe, interrompendo anche le proprie attività a Mosca. Lo stesso dicasi per Airbus, che ha interrotto diverse attività in Russia in scia alle sanzioni internazionali imposte a seguito dell’invasione dell’Ucraina.

Nello specifico, il produttore di aerei europeo ha interrotto la fornitura di pezzi di ricambio e di servizi di supporto alle compagnie aeree russe, aggiungendo che «anche i servizi forniti dall’Airbus Engineering Center in Russia (ECAR) sono stati sospesi in attesa di un’ulteriore revisione».

La mossa rappresenta l’ennesima sfida per le compagnie aeree russe per riuscire a gestire una flotta di oltre 700 aerei costruiti in Occidente, anche se, allo stesso tempo, si prevede che l’attacco russo in Ucraina infliggerà un duro colpo anche alle compagnie aeree europee.

Ryanair e Wizz Air

Ryanair, la più grande compagnia aerea europea per numero di passeggeri, ha già avvertito infatti che tra giovedì e venerdì della scorsa settimana ha subito un calo delle prenotazioni del 20% rispetto alla settimana precedente. Da sabato in poi le prenotazioni mostrano un calo del 10%, ha precisato l’amministratore delegato Michael O’Leary. Per contro, la compagnia ha registrato un’impennata della domanda di voli dalla Polonia, da cui molti sfollati ucraini in fuga dalla guerra cercano di raggiungere le loro famiglie in altre parti d’Europa. O’Leary ha espresso il desiderio che Ryanair diventi la prima compagnia aerea a riprendere i voli in Ucraina, aggiungendo che potrebbe essere necessario attendere fino all’inverno di quest’anno prima che gli aeroporti ucraini tornino pienamente operativi, per poter riparare i danni causati dalle azioni dell’esercito russo sui sistemi radar di atterraggio.

Wizz Air, invece, che ha gran parte del proprio focus sull’Europa Orientale, si aspetta di registrare una perdita operativa leggermente maggiore nel quarto trimestre dell’anno fiscale 202, a causa del conflitto in corso in Ucraina. La compagnia aerea low cost ha riportato infatti una diminuzione dei voli del 2% a febbraio e prevede che il dato salirà al 7% a marzo. Il vettore ha sospeso tutti i voli per l’Ucraina e la Russia in seguito all’invasione del Paese da parte delle forze russe e ha affermato che continuerà a rivedere le sospensioni man mano che la situazione si evolverà. In aggiunta, apporterà aggiustamenti alla propria rete di volo per il primo trimestre dell’anno fiscale 2023 per mitigare l’impatto della crisi e che ha un piano di evacuazione pronto per rimuovere i suoi asset dall’Ucraina quando sarà sicuro farlo.

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