È diventato problematico lavorare con qualunque figura politica o economica vicina alla leadership russa dopo che il Cremlino ha avviato un attacco militare in Ucraina. A dirlo è il Ministro dell’economia e delle finanze francese Bruno Le Maire, che ha fatto sapere oggi che si riunirà con i leader delle società energetiche francesi TotalEnergies ed Engie in merito ai loro legami con la Russia, dopo che i principali competitor hanno ritirato i loro interessi nella regione. Parlando ai microfoni di France Inter, Le Maire ha detto che discuterà sulle misure da intraprendere con il presidente e Ceo di Total Energies, Patrick Pouyanne, e con il Ceo di Engie, Catherine MacGregor.
La posizione di Total Energies
Dopo i commenti del Ministro, TotalEnergies ha annunciato che non erogherà più fondi per lo sviluppo di nuovi progetti in Russia e che sosterrà la portata e la forza delle sanzioni messe in atto dall’Europa e le attuerà indipendentemente dalle conseguenze sulle sue attività in Russia. «TotalEnergies condanna l’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina che ha tragiche conseguenze per la popolazione e minaccia l’Europa», ha affermato la società. TotalEnergies è tra le società energetiche europee più esposte alla Russia, con partecipazioni significative in operazioni di gas naturale liquefatto. Detiene una quota di circa il 20% nel principale produttore di gas russo, Novatek, e il Paese ha rappresentato il 16,6% circa dell’output totale di idrocarburi nel 2020.
Le Maire si è detto certo che Pouyanne fosse consapevole della gravità della situazione e che il gruppo avrebbe preso una decisione nei prossimi giorni. In merito a Engie, la società ha contribuito con finanziamenti allo sviluppo del gasdotto Nord Stream 2, che collega la Germania alla Russia, ora interrotto. I leader della società non hanno rilasciato dichiarazioni. Prima dei commenti di Le Maire, diverse aziende europee hanno fermato le loro attività in Russia. Bp ha rinunciato alla quota del 20% nella compagnia statale Rosneft, per un valore di 14 miliardi di dollari, mentre Shell sta uscendo dalle joint venture in Russia, oltre a bloccare i finanziamenti per il Nord Stream 2. Lo stesso vale per Equinor, che ha rinunciato alle operazioni in Russia.
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