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[L’anticipazione] La guerra al Covid finirà il 31 luglio. Pronto il piano Draghi per la sfida finale al virus. La zona arancione verrà abolita

La guerra al Covid 19, in Italia, finirà il 31 luglio.

E’ questa la data chiave. La data in cui, secondo i dati del ministero della sanità, tutti gli over 65 (che lo vorranno) saranno stati vaccinati. E gli over 65 il 90 per cento dei morti a causa del Coronavirus in Italia.

E proprio ieri è stata superata la soglia dei 100 mila decessi.

Ma per arrivare a questo appuntamento mancano ancora alcuni mesi cruciali.

Se tutta Italia passerà zona rossa o solo la gran parte si deciderà a breve.

Se la soglia dei contagi dovesse superare questa settimana i 30 mila casi, la stretta sarà automatica.

Non solo, il Governo vuole abolire l’arancione, dalla mappa dell’Italia a colori che combatte il Covid.

Diversi studi del Cts dimostrano che contro il virus funziona efficacemente solo la zona rossa, come riscontrato durante la stretta di Natale. Mentre nelle zone arancioni no.

Quindi il premier Mario Draghi, supportato da dati scientifici, potrebbe prendere già entro oggi la decisione di abolire la zona arancione.

Così le Regioni si ritroverebbero ad oscillare tra il giallo e il rosso in base alla diffusione o meno del contagio.

Le ipotesi allo studio riguardo un lockdown soft con diverse variabili, come anticipato ieri dal nostro Osservatorio (https://www.ripartelitalia.it/lanticipazione-il-governo-draghi-verso-il-lockdown-soft-nazionale-tutta-italia-in-zona-rossa-per-consentire-la-vaccinazione-di-massa/).

La curva esponenziale dell’epidemia di Covid-19 in Italia ha un tempo di raddoppio di circa 6 giorni, mentre a livello locale si osserva una situazione molto eterogenea, dove sono attualmente LombardiaVeneto ed Emilia Romagna ad avere una crescita esponenziale, la Puglia è stabile, la Sicilia è l’unica regione con un trend in discesa, mentre le altre regioni mostrano una crescita di tipo lineare.

Lo indicano le analisi dei dati sui ricoveri in terapia intensiva eseguita dal matematico Giovanni Sebastiani, dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo ‘Mauro Picone’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac). 

Nelle tre regioni con una crescita esponenziale, sono Lombardia e Veneto ad avere il tempo di raddoppio più breve, di 5 giorni, mentre in Emilia Romagna la differenza della curva delle terapie intensive raddoppia ogni 8 giorni. Secondo il matematico “sarebbe interessante quantificare la presenza della variante inglese in ciascuna delle tre regioni per spiegare i differenti valori del tempo di raddoppio”. 

Con andamento oscillante, ma in crescita nell’ultima settimana, sono le curve di CalabriaFriuli Venezia Giulia, Umbria e provincia autonoma di Bolzano. Nell’ultima settimana segni di crescita si notano anche nel Lazio e in Sardegna, attualmente unica regione in zona bianca. 

Fra le regioni con una crescita lineare, è la Basilicata a mostrare l’aumento settimanale maggiore (80%), seguita da Molise (50%), Marche e provincia autonoma di Trento(ciascuna con il 40%), Liguria (30%), Piemonte (25%), Toscana e Abruzzo (ciascuna con il 20%) e Campania (10%). 

“Allo scopo di limitare la diffusione dell’epidemia – rileva Sebastiani – sarebbe opportuno agire sul fattore scatenante dell’attuale espansione dell’epidemia, ossia il ritorno all’attività didattica in presenza avvenuto tra l’inizio di gennaio e quello di febbraio, che ha veicolato la diffusione delle nuove varianti del virus, specialmente quella inglese, come si può vedere dal tempo di raddoppio più breve rispetto a quello della fase espansiva di ottobre, di poco sopra a 7 giorni”.

Intanto è ormai certo che dopo Pasqua inizierà la campagna vaccinale di massa (https://www.ripartelitalia.it/la-vaccinazione-di-massa-partira-a-pasqua-ecco-il-piano/) e grazie al pugno di ferro dimostrato in Europa da Mario Draghi con il blocco dell’export di AstraZeneca (https://www.ripartelitalia.it/il-retroscena-il-pugno-di-ferro-di-draghi-contro-i-big-pharma-scuote-leuropa-ecco-come-ha-impedito-ad-astrazeneca-di-consegnare-allaustralia-250-mila-dose-preparate-nella-fabbrica/) che ha dettato la nuova linea europea sui vaccini (https://www.ripartelitalia.it/lanalisi-esclusiva-nello-scontro-sui-vaccini-draghi-detta-la-linea-alleuropa-merkel-e-macron-pronti-a-bloccare-lexport-dei-big-pharma/).

Secondo i dati del ministero della Sanità dal 1 aprile arriveranno – come rivelato dal direttore del Foglio Claudio Cerasa – 52 milioni e 477 mila dosi. Di questi 10 milioni sono di AstraZeneca, 23 milioni e 200 mila sono di Pfizer, 7,3 milioni sono di Jhonson & Jhonson (unica dose)  e 7,3 milioni sono di Curevac, 4,6 milioni sono di Moderna.

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