Lando Maria Sileoni (segretario generale Fabi): «Intesa-Ubi: l’Ops del secolo»

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«Abbiamo evitato che i bancari diventassero una riserva indiana. I numeri oggi ci mostrano un settore che sarebbe stato molto diverso, senza quel “patto politico” dei sindacati e delle banche con cui abbiamo chiesto e ottenuto un’assunzione ogni due uscite volontarie». Così Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, è intervenuto in un’intervista al Sole 24 Ore.

Secondo Sileoni, la scorsa estate c’è stata «l’Ops del secolo, quella di Intesa su Ubi, con il coinvolgimento di Bper. Ed è proprio in Intesa Sanpaolo che adesso conteremo il maggior numero di assunzioni, mille in più di quelle che avevamo definito con l’accordo sindacale che prevedeva 5.000 uscite e 2.500 assunzioni. Essendo arrivate più di 7.000 domande di uscita, le assunzioni sono diventate 3.500 e per questo ringrazio la banca e i sindacati aziendali per il lavoro fatto nel rispetto del nostro patto».

In banca entreranno nuovi profili, ma «con l’ultimo contratto abbiamo definito una cabina di regia nazionale per le figure professionali che sono state rese necessarie con le nuove tecnologie e la digitalizzazione. Il sindacato avrà un ruolo da protagonista nella gestione del cambiamento che non chiederà di mettere mano agli inquadramenti perché c’è già la cabina di regia per le nuove professionalità. Nei nuovi ingressi c’è comunque un certo equilibrio tra figure legate allo sviluppo tecnologico e digitale e bancari inseriti nella rete commerciale. Nei gruppi bancari c’è una forte competizione tra i manager con un’impostazione più tradizionale che vogliono portare a casa i risultati attraverso la rete commerciale e quelli che sono invece orientati a fare investimenti massicci e a ottenere risultati attraverso la digitalizzazione. Non bisogna dimenticare però che per le banche il  rapporto con i territori e i clienti è primario».

«Prenderemo in considerazione cambiamenti solo quando la pandemia sarà finita. Se possiamo accontentare i lavoratori che vorranno rimanere in smart working anche nel post pandemia lo faremo, così come se ci sono lavoratori che vorranno tornare a lavorare in sede dovranno poterlo fare. Oggi siamo in un regime di deroga temporaneo dovuto alla pandemia. Se in futuro le banche ci chiederanno di aprire il confronto lo faremo ma non per ridurre i costi», conclude. 

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