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[L’analisi] Stimolare la crescita anche con la spesa pubblica. A patto che sia produttiva. Il metodo Draghi per cambiare l’Italia

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Il giorno dopo la presentazione della prima Manovra del Governo Draghi è Francesco Manacorda con suo editoriale su Repubblica ad illuminare alcuni passaggi che sicuramente si possono definire essenziali, per comprendere le scelte di fondo di questo esecutivo.

Ciò che emerge – sostiene Manacorda – è soprattutto ancora una volta il “metodo Draghi”.

“Al di là dei contenuti per molti versi innovativi e a una modalità comunicativa che continua a colpire proprio perché privilegia l’analisi ai toni trionfalistici, la manovra di Draghi va inserita in un quadro ben più ampio, in un panorama dove il vento che spira in Europa e in tutto il mondo può gonfiare anche le vele lacere della finanza pubblica italiana”. 

“Così, mentre il Patto di stabilità resta sospeso e l’austerità di qualche anno fa diventa parola tabù anche in Germania, mentre il costo del denaro rimane a livelli storicamente bassissimi – una decisione a cui Draghi non è estraneo – mentre dappertutto si moltiplicano gli stimoli straordinari per uscire da un’emergenza sanitaria, sociale ed economica altrettanto straordinaria, la scommessa può diventare appunto quella di stimolare la crescita anche con la spesa pubblica”. 

“A patto che questa spesa sia produttiva”.

 “Una manovra che dà, quindi, dove però il modo e le quantità in cui verrà dato alle varie categorie – l’aspetto redistributivo – è ancora in buona parte da definire. Dei dodici miliardi di taglio delle tasse previsti per il 2022, otto sono ancora da decidere, lasciando indeterminato uno dei capitoli fondamentali”. 

“Necessità di evitare adesso gli scogli più aguzzi contro cui la manovra rischierebbe di schiantarsi o sincero desiderio di confrontarsi con il Parlamento? Il premier propende per la seconda risposta, ma ipotizzare che il confronto sia anche una soluzione per evitare incidenti di percorso è tutt’altro che sbagliato”. 

“L’Europa chiede di diminuire le tasse che appesantiscono il costo del lavoro, il Parlamento punta a ridurre l’Irpef per i redditi medi, la soluzione andrà trovata. Così come qualche negoziato servirà sulle pensioni e al più presto andrà affrontato il tema di un lavoro troppo spesso precario e malpagato: per chi oggi ha trent’anni e stipendi bassi o discontinui il sistema previdenziale contributivo evocato dal premier è una promessa di povertà cronica”. 

Conclude Manacorda: “Se il giudizio sulla manovra è positivo, è impossibile non notare che tutto quanto viene deciso avviene nel silenzio – o al limite con qualche debole contestazione – di alcuni partiti che formano la strana e straordinaria maggioranza di governo”.

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