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[L’analisi] La grande paura di Confindustria: la crisi economica e la Waterloo del Pnrr

Secondo Confindustria il governo deve concentrare il proprio impegno sulla garanzia degli approvvigionamenti energetici e sviluppo delle fonti rinnovabili; lo sviluppo di misure di compensazione per lo shock dei prezzi energetici; la realizzazione delle riforme previste dal Pnrr; e la riduzione strutturale del cuneo fiscale. Sono questi i quattro punti «essenziali» su cui il governo deve dare risposte «lungimiranti» a famiglie e imprese per superare la crisi attuale e garantire al Paese il ritorno alla crescita.

La crisi della ripresa

Lo shock energetico mina le prospettive di ripresa: a causa del balzo dei prezzi, i costi energetici della manifattura italiana sono cresciuti di 27 miliardi di euro rispetto al periodo precrisi, mentre sono saliti di 68 miliardi per l’intera economia. Il timore degli industriali è che gli interessi di parte dei partiti politici possano bloccare la messa a terra del Pnrr. «Registriamo un rallentamento nella tensione riformista collegata al Pnrr, favorito da interessi di parte e molto lontano dall’interesse generale del Paese», ha detto la dg di Confindustria, Francesca Mariotti, durante un’audizione sul dl Aiuti davanti alle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera.

«Non si tratta solo di approvare le norme nei tempi previsti dal Piano, ma anche di dotarle di una qualità all’altezza dei temi affrontati e di preoccuparsi – già in sede parlamentare – della loro concreta implementazione». Serve un «alto senso di responsabilità da parte di tutte le forze politiche e sociali, che dovrebbero assumersi la paternità del percorso riformatore, pur nel confronto dialettico tra opinioni e soluzioni differenti».

Non bastano i bonus, servo sostegni strutturali

Confindustria lamenta il fatto che nel decreto Aiuti «continuano a essere assenti interventi strutturali, in particolare sul cuneo contributivo». Sul capitolo lavoro, gli interventi «non sono in linea con l’esigenza di un taglio strutturale del cuneo contributivo». Mariotti ha ricordato che, nelle scorse settimane, Confindustria ha presentato una proposta di taglio del cuneo contributivo «concentrato sulle fasce a basso reddito, per due terzi a vantaggio dei lavoratori e per un terzo a favore dei datori di lavoro». I rincari dei prezzi dell’energia e delle altre materie prime, infatti, oltre a ridurre i margini delle imprese, rendendo in alcuni casi «non più conveniente produrre, stanno erodendo il potere d’acquisto delle famiglie».

Pertanto, il taglio del cuneo contributivo «consentirebbe di agire in chiave congiunturale per mitigare gli effetti dei rincari, ma avrebbe anche un importante impatto strutturale sulla competitività delle imprese, perché avvicinerebbe il livello del cuneo fiscale e contributivo, ora molto più elevato in Italia, alla media europea». Il decreto, ha precisato Mariotti, si «limita, invece, a introdurre un sostegno “una tantum” di 200 euro a favore di lavoratori dipendenti, pensionati e altre categorie entro determinate soglie reddituali (35.000 euro) e al rispetto di specifiche condizioni».

Si rischia la paralisi delle imprese

Confindustria è insoddisfatta anche per le norme di sostegno alla liquidità: il decreto punta sulle garanzie pubbliche, ma le scelte compiute «non appaiono del tutto soddisfacenti, in quanto hanno una portata ben inferiore rispetto alle esigenze dettate dall’emergenza e alle possibilità consentite dal Quadro europeo in materia di aiuti».

Quanto alle misure sui prezzi nell’esecuzione di contratti pubblici di lavori, gli industriali hanno espresso «forte preoccupazione» per l’assenza di un meccanismo di compensazione dei prezzi per i contratti pubblici anche per servizi e delle forniture, più volte sollecitato da Confindustria. «La conseguenza» ha spiegato la dg di Viale dell’Astronomia «è il rischio di un brusco arresto di importanti segmenti del mercato degli appalti pubblici, che potrebbe impattare negativamente sul Paese, anche per il rallentamento dei progetti previsti dal Pnrr». Per gli industriali, il dl aiuti è «un’occasione mancata per la revisione della tassazione sugli extra-profitti».

Le risorse potrebbero non essere sufficienti

Nel provvedimento è stata «limitata a un innalzamento dell’aliquota la modifica al contributo straordinario sugli extra-profitti del settore energetico, la cui disciplina è ancora bisognosa di incisivi interventi diretti a individuare in modo corretto gli extra-profitti e a intercettare esclusivamente le imprese che li hanno conseguiti». C’è «il potenziamento dei crediti d’imposta per imprese energivore e gasivore», ma anche in questo caso si conferma «la natura congiunturale di tali interventi e non mancano criticità applicative».

«A livello nazionale, il governo e il Parlamento» è la considerazione di Viale dell’Astronomia «hanno senza dubbio messo in campo una quantità di risorse importanti per fronteggiare l’eccezionalità della crisi. Tuttavia, i circa 30 miliardi stanziati da gennaio a oggi sono stati destinati quasi del tutto a mitigare gli effetti dell’emergenza per i primi sei mesi del 2022, sul presupposto che a partire dall’estate la situazione economica si normalizzi. Condizione, quest’ultima, che però sappiamo già non potrà avverarsi». Questa incertezza, considerate le «fisiologiche esigenze di programmazione dell’attività d’impresa, rischia di vanificare la stessa efficacia delle risorse finora stanziate».

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