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[L’analisi] La Ferrari in borsa batterà tutti. Anche Porsche

Il settore delle auto di lusso ha visto quotazioni in borsa, ma che negli anni hanno avuto esiti molto diversi. La Ferrari è stata un successo clamoroso, mentre il destino di Aston Martin è prossimo al declino come già capitato nella storia di questo storico marchio automobilistico britannico. Ora arriva Volkswagen che mette in vendita la casa automobilistica e quindi il marchio Porsche con il prezzo dell’Ipo che si formerà il 28 settembre con il primo giorno di negoziazione fissato per il giorno dopo.

Un motivo di interesse dell’Ipo, secondo Saxo, è la struttura di proprietà dell’azienda, simile a un labirinto con la Volkswagen che possiede il marchio Porsche e la produzione automobilistica, ma che a sua volta è di proprietà della famiglia austriaca Porsche-Piech. La storia di questa strana struttura di proprietà è iniziata con la privatizzazione della Volkswagen nel 1960 quando sono state emanate leggi secondo cui qualsiasi azionista con più del 20% avrebbe avuto il veto su qualsiasi decisione. Da allora, il governo tedesco ha mantenuto il 20,1% e quindi il controllo su Volkswagen.

Con il passare degli anni Porsche Se (la holding della famiglia Porsche) è arrivata a controllare una quota del 53,3%. Nel 2011, Porsche e Volkswagen si sono fuse e Porsche AG è stata qualificata come una filiale di Volkswagen. La distribuzione dei diritti di voto nel gruppo che ne è conseguita vede il 53,3% nelle mani di Porsche Se, il 20% dello Stato della Sassonia e il 17% a Qatar Holding, con il 9,7% di flottante.

Nel prospetto dell’Ipo si precisa che Porsche dividerà il suo capitale sociale in due parti da 455,5 milioni azioni ciascuna, tra ordinarie e privilegiate (per un totale di 911 milioni di azioni, un gioco sul suo iconico modello di auto appunto 911), con la precedente classe di azioni che fornisce diritti di voto. La classe di azioni che sarà quotata sulla borsa di Francoforte con il simbolo del ticker P911 è quella privilegiata che non ha diritto di voto ma percepisce un dividendo di 0,01 euro per azione in più rispetto alle azioni ordinarie.

Volkswagen prevede di vendere il 25% più una quota di Porsche AG a Porsche SE trasmettendo così alla famiglia Porsche il diritto di blocco delle minoranze. Inoltre, Volkswagen prevede di vendere il 25% delle azioni privilegiate sul mercato grazie al fatto che l’offerta è già stata pienamente sottoscritta nell’intera fascia di prezzo da 76,50 a 82,50 euro con Qatar Investment Authority, il Sovereign Wealth Fund norvegese e T. Rowe Price già coinvolte nell’Ipo.

La fascia di prezzo indicata porta la valutazione di Porsche AG a 75 miliardi di euro, un valore vicino a quello di mercato di Volkswagen pari ad oggi a 91,6 miliardi di euro. Questi numeri rendono la Ipo di Porsche AG potenzialmente la quinta più grande nella storia d’Europa. Volkswagen vende al pubblico azioni di Porsche AG per raggiungere due obiettivi. «Riduce lo sconto di valutazione sulle azioni Volkswagen dalle partecipazioni incrociate e sblocca maggior valore da un puro marchio di lusso qual è Porsche».

«Inoltre, l’offerta pubblica raccoglierà capitale che consentirà a Volkswagen di finanziare la trasformazione a brand completamente elettrico nel prossimo decennio», dice Saxo. Wolfsburg dovrebbe raccogliere circa 19,5 miliardi di euro dalla Ipo in cui promette di pagare circa 9,6 miliardi di euro in un dividendo speciale entro l’inizio del 2023. Porsche è un’azienda ben gestita che genera 33,1 miliardi di ricavi nel 2011 con un utile operativo di 5,3 miliardi di euro e un Ebitda di 7,4 miliardi che si traduce in un margine Ebitda del 24,5%, che risulta sicuramente un ottimo dato, ma non alla pari del 35,7% di Ferrari nel 2021.

I ricavi di Porsche sono cresciuti dell’8% nella prima metà del 2022 con una forte generazione di cassa di 3,9 miliardi di euro, un risultato forte considerata la generale debolezza dell’industria automobilistica, ma comunque inferiore a Ferrari, che ha visto i suoi ricavi crescere del 17,3% su base annua e 24,9% a/a rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre. Va inoltre detto che la casa di Maranello è un’azienda che può garantire ancora più profitti grazie al suo status di marchio unico e per questo tratta a 22,2 volte i margini contro il 10,1 stimato per Porsche.

La domanda principale per i potenziali azionisti di Porsche è se la società possa compiere una transizione di successo per diventare completamente EV preservando o addirittura espandendo i margini. «È chiaro quando si confronta Porsche con Ferrari che c’è spazio per miglioramenti e un potenziale vantaggio se Porsche dovesse migliorare le sue operazioni ed espandere ulteriormente il suo marchio. Volkswagen ha promesso che le sinergie continueranno ad esistere, ma per il futuro successo di Porsche crediamo che la chiave sia una sua maggiore autonomia», sostiene Saxo.

«Uno dei rischi chiave assoluti per il titolo Porsche è la crescente crisi del costo della vita poiché l’aumento dei costi energetici sta riducendo il reddito disponibile in Europa. Il settore più a rischio, a causa del calo della domanda durante questo periodo difficile, è il settore dei beni di lusso in cui si trova la casa automobilistica».

«Poiché gli acquirenti di Porsche sono individui facoltosi, è ragionevole ipotizzare che il calo dei mercati azionari e obbligazionari possa avere un notevole impatto sul sentiment tra l’1% più ricco del mondo. Un altro rischio per Porsche è dato da uno scenario in cui l’euro torni a crescere, cosa che ridurrebbe il valore delle vendite internazionali e la sua competitività all’estero. La guerra in Ucraina o i nuovi focolai di Covid possono avere, infine, un impatto sulle catene di approvvigionamento e sulla domanda di vetture». Ma questo vale per tutti i produttori.

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