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[L’analisi] La disperazione dei commercianti: a rischio 370 mila posti di lavoro

Per contrastare gli effetti del caro energia ed evitare il rischio chiusura delle imprese, i commercianti chiedono al governo interventi “emergenziali” e “strutturali”: l’incremento del credito d’imposta dal 15% al 50%, la proroga della rateizzazione delle bollette almeno fino a dicembre 2022 e l’incremento fino al 90% della copertura offerta dal Fondo di garanzia per le Pmi anche per i finanziamenti.

Altrimenti rischiano di saltare circa 120mila imprese del terziario assieme a 370mila posti di lavoro. A lanciare l’allarme sono Confcommercio, AnccCoop, Ancd-Conad e Federdistribuzione, in rappresentanza della quasi totalità delle imprese del commercio al dettaglio. Il caro energia porta con sé anche “il calo dei consumi e se così fosse, addio ai sogni di crescita del Paese”, spiega Lino Stoppani, vicepresidente vicario di Confcommercio.

“L’arrivo delle bollette del mese di luglio è stato uno choc”, aggiunge Donatella Prampolini, presidente di Fida-Confcommercio, e le risorse per coprire questi interventi devono arrivare dalla “tassazione sugli extra-profitti, biglietti della lotteria vinti senza merito” e dall’imponibile Iva “che è aumentato di 5 volte da luglio che creerà un extra gettito”.

Non basta, anche sul caro carburanti “chiediamo la proroga del taglio accise” e “l’applicazione dell’Iva al 5% sul metano per autotrazione e potenziare ulteriormente le misure a sostegno di questo carburante”. Per il turismo questi rincari “rischiano di azzerare gli effetti della ripresa in corso”.

Commercio al dettaglio, ristorazione, turismo, trasporti, registrano rincari delle bollette fino a tre volte nell’ultimo anno e fino a cinque volte rispetto al 2019. Complessivamente, la spesa in energia per i comparti del terziario nel 2022 ammonterà a 33 miliardi di euro, il triplo rispetto al 2021 (11 mld) e più del doppio rispetto al 2019 (14,9 mld). Per sensibilizzare il Governo oggi commercianti e distribuzione hanno abbassato le luci per quindici minuti.

“Noi siamo un servizio essenziale. Come è successo nella pandemia, noi abbiamo un compito fondamentale: la chiusura non è un’opzione, come sento dire invece ad altre imprese”, sottolinea Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione.

Per il settore della distribuzione, continua il presidente di Ancc-Coop e Coop Italia, Marco Pedroni, “dal 2019 al 2023 il costo dell’energia passa da 1,5 miliardi a quasi 6 miliardi, più del 300%. In termini di vendite, l’energia pesava 1 punto e mezzo sulle vendite, nel 2022-23 peserà fino a 5 punti. È tantissimo, perché la grande distribuzione ha di utile medio 1 punto e mezzo” e “spero che le imprese non chiuderanno, ma aumenteranno i prezzi”.

Ed è questo il rischio vero per i consumatori, gli aumenti finora trattenuti dalla distribuzione finiranno nel loro carrello. “Se proiettiamo i costi di luglio e agosto, l’incidenza sul fatturato arriva tra il 6-8%”, conclude Francesco Pugliese, amministratore delegato di Conad. La Distribuzione Moderna, pur non rientrando nella classificazione dei settori “energivori”, ha consumi per oltre 12,2 twh, su cui impattano principalmente la gestione della catena del freddo e dei banchi refrigerati.

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