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[L’analisi] Il settore della ceramica tra crescita e mannaia esplosione costi produttivi

Il settore della ceramica ha iniziato il 2022 «con una crescita a doppia cifra sia sul mercato interno che dell’export», rimostrando la sua solidità anche nell’anno precedente con un fatturato di 7,5 miliardi, esportazioni per 5,2 miliardi.

Ma su cui pesa – e non poco – il rischio legato «all’esplosione nei costi dei fattori produttivi, con il gas naturale che avrà una extra bolletta annua per l’intero settore nell’ordine dei 900 milioni, i pallet in legno che sono già aumentati del 224%, i cartoni per imballaggio del 180%, mentre i noli marittimi hanno quintuplicato il prezzo».

A leggere così il passato recente e il futuro prossimo del settore ceramico nazionale è il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani – riconfermato oggi per il biennio 2022-2023 – che invita la politica fare in fretta con i decreti attuativi del Dl Energia, a «ripartire con l’estrazione di gas dai pozzi esistenti e a ricominciare a cercare anche i nuovi giacimenti» in modo da porre un argine all’aumento dei costi di energia e materie prime e non penalizzare un settore che “corre” e, da sempre, uno dei i fiori all’occhiello del “Made in Italy”.

«La fortuna» ha osservato il leader degli industriali ceramici italiani «è che il mercato continui a tirare così tanto. Se si continua a vendere molto, prima o poi, aggiusteremo il tiro sui costi, ammesso che restino stabili e che non proseguano a cambiare così repentinamente. Teniamoci stretta la crescita a doppia cifra» che si sta vivendo pure in questa prima parte dell’anno. Anche perché, ha sottolineato Savorani, «la possibilità di trasferire sui prezzi questi aumenti ha oggettivamente dei limiti e sta creando fortissime tensioni nella marginalità aziendale».

Con le imprese costrette a fronteggiare una impennata dei costi che, complessivamente tra quelli per il gas, per i trasporti, la logistica, i pallet i cartoni per imballaggi e i noli marittimi, potrebbe aggirarsi «sull’1,6-1,8 miliardi».

Da qui l’invito alla politica a non perdere tempo. «Sul fronte del caro-energia» ha argomentato Savorani «il Governo ha destinato risorse importanti a famiglie ed imprese per contrastarlo che però riducono solo del 12% l’incremento annuo stimato per la ceramica. Tali misure» ha aggiunto «hanno regolato i primi due trimestri ed è necessaria una loro proroga fino a fine dell’anno». Poi, è la chiosa, «dal varo del Decreto Energia sono passati più di tre mesi e mancano ancora i decreti attuativi: una situazione che impedisce l’applicazione di una norma urgente ed indispensabile per l’industria ceramica e per gli altri settori manifatturieri interessati».

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