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[L’analisi] Il 7 per cento delle imprese è a rischio stop per il rincaro dell’energia

Nel corso della prima metà del 2022, l’attività produttiva metalmeccanica ha mostrato segnali contrastanti dopo la fase negativa osservata nell’ultima parte dello scorso anno. A pesare sul comparto sono però i rincari dei prezzi delle materie prime e dell’energia tanto che è salita dal 4 al 7% la percentuale di aziende che corre il rischio di dover interrompere l’attività produttiva.

È quanto emerge dalla 163* Indagine Congiunturale di Federmeccanica presentata oggi a Roma. Per effetto del calo di produzione registrato nel mese di giugno (-3,2% rispetto al precedente mese di maggio), pur con una variazione congiunturale positiva del’1% rispetto al primo trimestre (dopo la flessione dello 0,2% rilevata nei primi tre mesi), sottolinea il rapporto, il confronto tendenziale evidenzia una diminuzione dell’1,2% (in contrapposizione al +1,3% segnato nel primo trimestre).

Complessivamente, nei primi sei mesi del 2022, la produzione metalmeccanica si conferma sugli stessi livelli dell’analogo periodo dell’anno precedente e sostanzialmente in linea con quelli raggiunti nel primo semestre del 2019. Nell’ambito del settore si sono osservati andamenti produttivi tendenziali fortemente differenziati nei diversi comparti che compongono l’aggregato metalmeccanico.

Sempre con riferimento al primo semestre di quest’anno, è cresciuta in particolar modo la produzione di Computer, radio TV, strumenti medicali e di precisione (+7,4% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente), ma anche quella di Macchine e apparecchi meccanici (+2,5%) e degli Altri mezzi di trasporto (+1,4%). Sono, invece, diminuite le attività della Metallurgia (-3,6%) e le fabbricazioni di Autoveicoli e rimorchi (-3,0%), mentre le produzioni di Macchine e apparecchi elettrici e di Prodotti in metallo si sono ridotte, rispettivamente, del 2,5% e del 2,4%.

Nei principali paesi dell’Unione Europea, nei primi sei mesi del 2022, la produzione metalmeccanica è mediamente diminuita dello 0,3% rispetto all’analogo periodo del 2021, e la stabilità produttiva dell’Italia si confronta con le variazioni negative osservate, invece, in Francia (-0,2%) ma soprattutto in Germania (-2,2%); soltanto la Spagna ha registrato, nel periodo, un incremento tendenziale pari allo 0,8%.

Tuttavia, nel confronto internazionale per il mese di giugno, si evidenzia come soltanto l’Italia abbia registrato un calo congiunturale della produzione. Sulle dinamiche produttive settoriali sta incidendo anche l’attività esportativa del Paese che, seppur in rallentamento, rimane molto sostenuta.

Nel primo semestre del 2022, le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute in media del 15,8% e le importazioni del 24,1% e, per entrambi i flussi, è stata rilevata una dinamica in attenuazione nel secondo trimestre rispetto al primo.

I rincari dei prezzi delle materie prime e dell’energia hanno determinato un impatto significativo sui costi di produzione nel 79% delle imprese che hanno partecipato all’indagine. La percentuale di aziende che corre il rischio di dover interrompere l’attività produttiva è stata pari al 7%, in crescita rispetto al 4% della scorsa rilevazione.

Nel 52% dei casi gli elevati costi delle materie prime e dell’energia hanno comportato la riorganizzazione del lavoro e/o dell’attività produttiva, nel 20,0% si è verificata una riduzione dell’attività di investimento, mentre il 21% ha dichiarato altre conseguenze.

“Stiamo navigando in acque molto agitate per effetto, tra le altre cose, dell’onda lunga determinata dall’incremento dei prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici”, ha dichiarato Diego Andreis, vicepresidente di Federmeccanica nel corso della presentazione dell’indagine aggiungendo che “prima si diceva che eravamo dentro una tempesta perfetta, ora stiamo vedendo arrivare un vero e proprio tsunami che ha già incominciato a toccare le nostre imprese in maniera molto pesante e il peggio è ancora a venire se non si interverrà in modo forte e deciso. I dati parlano chiaro e sono ancora provvisori perché relativi ai primi sei mesi dell’anno”.

Per Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica “abbiamo ancora imprese che prevedono di aumentare l’occupazione ma aumentano le aziende che fanno fatica a trovare i profili che servono. Esistono e resistono, evidentemente, problemi strutturali nel nostro Paese che si fatica a risolvere e che non fanno che amplificare le criticità in una fase difficile come quella che stiamo vivendo”.

Pertanto “è necessaria una politica industriale organica che consenta di cogliere le opportunità che ci sono e di affrontare i problemi che emergono nell’interesse generale”, ha concluso.

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