Il governo vuole rimuovere tutti gli ostacoli per completare i 27 obiettivi Pnrr del primo semestre 2023 e sbloccare la quarta rata da 16 miliardi (al netto del prefinanziamento). O almeno ci prova, attraverso un fitto negoziato con la Commissione europea che va avanti già da parecchie settimane. Il terreno è fertile: Bruxelles a dicembre ha già approvato le modifiche al piano del Lussemburgo, e sta valutando quelle richieste dalla Germania.
I paletti, però, non mancano: i cambiamenti dovranno essere limitati ai singoli progetti – quindi no a modifiche che valgono per più voci – e non dovranno stravolgere le riforme. Il governo parte dal presupposto che una parte del Pnrr non è più attuale, per diverse ragioni: innanzitutto è stato scritto prima della guerra in Ucraina e della conseguente rincorsa dei prezzi dei materiali e dell’energia, e poi alcuni progetti non sono più allettanti. È il caso di quelli sull’idrogeno verde, il combustibile su cui Bruxelles puntava due anni fa, ritenendolo alla base della prossima rivoluzione dei trasporti.
In realtà la rivoluzione dovrà attendere, anche a causa della spinta che sta avendo l’elettrico. Per questo si punta a cambiare il cronoprogramma, che attualmente entro marzo prevede l’aggiudicazione degli appalti per lo sviluppo di 40 stazioni per il rifornimento di idrogeno per auto e camion lungo la rete stradale. Appalti su cui gli operatori non hanno manifestato alcun entusiasmo. Nemmeno la rete ferroviaria è pronta a fare il salto: in teoria, entro marzo bisognerebbe assegnare le risorse per costruire nove stazioni per rifornire treni a idrogeno lungo sei linee ferroviarie, un progetto che non ha riscosso l’interesse di Ferrovie dello Stato (Fs) e che potrebbe interessare altri ma i tempi sono comunque troppo stretti per rispettare il target.
Un altro capitolo su cui il governo sarebbe intenzionato a chiedere uno slittamento dei tempi è il nuovo codice degli appalti, approvato dal Cdm a fine dicembre, centrando uno degli obiettivi del 2022. Il Pnrr prevede che entri in vigore entro fine marzo, ma il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, qualche settimana fa, aveva parlato di un possibile slittamento a fine anno da negoziare con la Commissione europea. Se da un lato, infatti, il nuovo codice è pensato per semplificare gli appalti snellendo la burocrazia, dall’altra l’entrata in vigore di nuove regole potrebbe inizialmente rallentare il processo di aggiudicazione, con ricadute soprattutto per le opere del Pnrr.
Sono proprio queste ultime a preoccupare il governo, che intende accelerare in ogni modo visti i ritardi sulla spesa dei fondi: il governo Draghi prevedeva ad inizio 2022 di spendere 40 miliardi, e invece il bilancio attuale si ferma a meno della metà. «Per realizzare opere del valore di 100 milioni di euro il tempo medio è di 16 anni», mentre «il Pnrr prevede cinque anni per realizzare quelle previste nel piano e un anno è già passato», avverte il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, convinto che occorra «rivedere il nostro modo di operare» visto che, come aveva ricordato la premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno, restano solo 3 anni per spendere oltre 100 miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche.








