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[L’analisi] Centomila imprese a rischio ‘default’

Dopo la ripresa post-Covid, peggiora lo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano: secondo l’Osservatorio Rischio Imprese di Cerved, sono quasi 100mila (+1,7%) le società a rischio default e poco meno di un lavoratore su tre è impiegato in imprese ‘fragili’.

I comparti più colpiti dal peggioramento della congiuntura sono costruzioni, trasporti, industria pesante, servizi non finanziari e in parte l’agricoltura.

Peggioramento del rischio più consistente per gestione aeroporti (+24%), siderurgia (+12%) e ristorazione (+11%). Le Pmi sono le più esposte all’inflazione e vi sono 11 miliardi in più di debiti a rischio.

Nuovo peggioramento nello stato di salute del sistema produttivo italiano, dopo la ripresa post-Covid. Le situazioni più critiche al Centro-Sud. E tra le province che registrano dati in discesa ci sono anche Sud Sardegna e Cagliari.

 Il Sud della Sardegna è l’area dell’isola che è salita di più nella classifica della “pericolosità'” delle aziende (20,4%, +3,5 punti percentuali). Ma attenzione anche alla città metropolitana di Cagliari (20,1%, +2,9%).

Secondo il report, tra il 2021 e il 2022, a livello nazionale le società a rischio di default sono cresciute quasi del 2%, passando dal 14,4% al 16,1% e raggiungendo le 99.000 unità (+11.000), con 11 miliardi di euro in più di debiti finanziari ora pari a 107 miliardi (10,7% del totale).

E se le imprese fragili si trovano soprattutto al Sud, dove costituiscono addirittura il 60,1% del totale, i comparti più colpiti risultano le costruzioni (dal 15,2% al 17,6% di società a rischio) e i servizi (dal 14,9% al 16,7%).

I settori che non stanno andando bene rientrano nei servizi non finanziari (in particolare ristorazione e alberghi), nei trasporti (gestione aeroporti) e nell’industria pesante (siderurgia).

Anche tra i primi 10 settori con la più alta quota di imprese a rischio, otto appartengono ai servizi: trasporti aerei (41,2%), parrucchieri e istituti di bellezza (37,8%), distribuzione al dettaglio nel ramo moda (36,4%).

Quanto poi alle dimensioni, il peggioramento è più consistente tra le micro-imprese (dal 14,9% al 16,7% in area di rischio) e le piccole (dall’8,0% al 9,9%).

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