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L’allarme di Legamjonici sull’ex-Ilva: «Rischio cancerogeno inaccettabile per i residenti del rione Tamburi a Taranto»

Sullo stato dell’ex Ilva di Taranto «una dettagliata comunicazione con la quale sono stati segnalati i recenti risultati emersi dalla VDS (Valutazione del Danno Sanitario) che riconosce un rischio cancerogeno inaccettabile per i residenti del rione Tamburi anche per una produzione di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio», è stata inviata dal movimento Legamjonici, attraverso gli avvocati Sandro Maggio e Leonardo La Porta al comitato dei ministri del Consiglio d’Europa.

La comunicazione di Legamjonici, comitato si occupa della vigilanza circa l’attuazione della sentenza emessa dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo a gennaio 2019, risponde a quanto il Governo ha trasmesso al comitato dei ministri. Nella comunicazione spedita al comitato dei ministri, Legamjonici viene «inoltre specificato che l’esposizione ai PM10 e PM2,5 di origine industriale impone l’attuazione di interventi finalizzati ad abbattere drasticamente questi inquinanti».

Si tratta, specifica Legamjonici, di «interventi non legati al contenimento dei valori delle emissioni entro i limiti di legge dal momento che le soglie critiche di PM10 e PM2,5 previste dalla legge riguardano i parametri della qualità dell’aria il cui rispetto non garantisce la tutela della salute pubblica. Il comitato europeo di Strasburgo è stato anche informato circa la recente sentenza del Consiglio di Stato che, pur confermando la situazione di pericolo correlata allo svolgimento dell’attività produttiva dello stabilimento siderurgico, ha rilevato l’assenza di ritardi e criticità nell’attuazione del piano ambientale in netto contrasto con la decisione del ministero della Transizione Ecologica di non concedere una proroga per gli interventi previsti sulla batteria 12».

È stato anche comunicato «che, a seguito delle attività di controllo svolte nel quarto trimestre 2020, Arpa Puglia ha trasmesso una nota di segnalazione ad Ispra per la mancanza di campionamenti, o monitoraggi alternativi, per le diossine al camino E312 dell’ex Ilva, nel periodo dal 22 ottobre 2020 al 23 novembre 2020. Una violazione della prescrizione sul monitoraggio per la quale, di recente, il ministero dell’Ambiente ha diffidato Acciaierie d’Italia».

Quest’ultima è la nuova società costituita da ArcelorMittal Italia e Invitalia, per conto dello Stato, in base all’accordo di dicembre 2020. Legamjonici fa infine presente che nel documento inviato al comitato dei ministri del Consiglio d’Europa da parte del Governo italiano viene specificato, in merito alla qualità dell’aria, «che sulla base dei dati disponibili resi pubblici da Arpa Puglia, non sono attualmente accertate criticità circa lo stato della qualità dell’aria nella città di Taranto».

Inoltre, riferisce Legamjonici, il Governo «ha segnalato che le proroghe concesse sull’attuazione di importanti prescrizioni Aia non hanno effetti ambientali significativi, tenuto conto anche del fatto che rientrano nel quadro normativo dell’anno 2017 che limita il livello di produzione dell’impianto a 6 milioni di tonnellate annue di acciaio contro una capacità nominale di oltre 11 milioni di tonnellate annue di acciaio, e che nel 2020 non si sono verificate criticità significative».

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