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L’allargamento dell’UE fissato per il 2030 | L’analisi

C’è finalmente una data, il 2030, sottolinea Paolo Lepri sul Corriere della Sera, per l’Europa del futuro, un’Europa più grande che accoglierà nella sua casa – tra gli altri – quell’Ucraina che sta facendo sventolare in ogni minuto del suo tragico tempo, nella resistenza al brutale aggressore russo, la bandiera simbolo degli ideali dei padri fondatori.

Anche se a metterla sul tavolo, quella data, prosegue Lepri, è stato uno dei dirigenti dell’Ue meno affidabili nel dialogo tra le istituzioni – il presidente del Consiglio europeo Charles Michel – e anche se sono apparse fredde le reazioni della commissione di Ursula von der Leyen (il cui rapporto con l’ex premier belga è stato attraversato da numerose tensioni), la scossa può essere sicuramente salutare.

È il momento di fissare una scadenza. I numeri rendono i sogni più concreti. Ora si tratta di lavorare per evitare ritardi.

Un’Unione più grande – osserva ancora Lepri – rende obbligata una riflessione sulle riforme che permettano il suo funzionamento.

Le regole non possono essere quelle di prima.

Ma già da adesso (nonostante ci sia chi, come Michel, ritiene che abolire totalmente l’unanimità vorrebbe dire «gettare il bambino insieme all’acqua sporca») è sempre più all’ordine del giorno l’opportunità di introdurre il voto a maggioranza qualificata anche su questioni riguardanti la politica estera e sicurezza.

È una svolta indispensabile per evitare che l’Europa, oggi troppo debole, rimanga paralizzata in un’epoca in cui è sempre più necessaria la sua presenza attiva sulla scena internazionale.

Crescere vuol dire anche diventare responsabili.

Nessuno vuole che i negoziati di adesione non siano seri, attenti, circostanziati.

Devono svolgersi individuando la strategicità dell’obiettivo finale, senza lasciare spazio a veti o sabotaggi. Anzi, le trattative possono dare un senso complessivo di condivisione e inviare un segnale eloquente anche all’interno della stessa Unione.

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