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La stretta sulle pensioni, ecco quanto perde chi aderisce a quota 104 | Lo scenario

Le misure sulle pensioni per il 2024, quasi tutte nel segno della stretta, che il governo Meloni ha inserito nella manovra, così come è stata approvata una decina di giorni fa, hanno acceso le tensioni tra alleati.

A partire dal leader della Lega Matteo Salvini, che è sceso di nuovo in trincea per abbassare l’età della pensione chiedendo di togliere dal testo Quota 104, il canale di flessibilità in uscita che prevede 63 anni di età e 41 di contributi con un mix di penalizzazioni e incentivi.

Proprio il vicepremier, scrive MF-Milano Finanza, all’epoca dei 5 Stelle iniziò a smontare la legge Fornero varando Quota 100, durata tre anni dal 2019 al 2021.

Ma il governo deve fare i conti con gli stretti margini di intervento che le finanze pubbliche italiane impongono visto il livello raggiunto dal debito del Paese e i costi crescenti del sistema previdenziale (nel 2022 la spesa per pensioni dell’Inps ha raggiunto 322,2 miliardi di euro, +2,9% sul 2021).

A maggior ragione in una fase come l’attuale in cui c’è molta attenzione da Bruxelles sulla sostenibilità del bilancio dell’Italia.

In attesa di verificare se le picconate della Lega ammorbidiranno le misure, i nuovi provvedimenti sul tema previdenza inseriti nella manovra sul 2014 sono per la maggior parte nel solco di un inasprimento dei requisiti, senza modifiche all’impianto del sistema.

Nel disegno di Legge di Bilancio per il 2024, se sarà approvato così come è stato pubblicato nei giorni scorsi con diverse bozze che sono circolate, c’è solo qualche ritocco che in parte allarga un po’ le maglie del sistema per i giovani, ovvero chi ha contributi solo dal 1996 (o vuole il ricalcolo della pensione tutto con il contributivo in vigore appunto dal 1996), che sono i più penalizzati dal sistema contributivo per via di carriere discontinue e precarie.

Il bilancio finale è in ogni caso di una stretta in attesa di una più ampia riforma della previdenza il cui tema più rilevante resta sempre quello: l’introduzione di una qualche forma strutturale che dia la possibilità di un’uscita anticipata prima dei requisiti ordinari, varati in piena crisi dello spread a fine 2011 dall’allora ministro del lavoro Elsa Fornero che aveva alzato in un colpo solo l’asticella della pensione anche di cinque anni, ponendo l’Italia tra i Paesi Ue con l’età per accedere alle pensioni più alta.

Con la manovra il sistema non cambia.

Anzi in alcuni casi, come per le pensioni anticipate dei lavoratori dopo il 1995, che quindi ricadono interamente nel sistema contributivo, la situazione peggiora.

Per chi ha contributi accreditati prima del 1996 (quando è scattato il metodo di calcolo contributivo della pensione per i neoassunti e per chi aveva meno di 18 anni di contributi), la Legge Fornero prevede un assegno di vecchiaia a 67 anni di età (con 20 di contributi) e la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne (più tre mesi di finestra che spostano la decorrenza della pensione).

La Lega preme da sempre sul pensionamento con il solo fattore dei 41 anni di contributi, senza età anagrafica.

Salvini aveva vinto nel 2019 la partita su Quota 100 (38 anni di contributi più 62 di età), introdotto in via sperimentale per tre anni dal 2019 al 2021, ma era un canale troppo costoso e quindi è stato poi sostituito per un anno da Quota 102 (64 anni più 38 di contributi) fino a Quota 103 (62 e 41) del 2023 che è valida fino a dicembre prossimo.

Proprio in vista di questa scadenza il nuovo pensionamento anticipato era il provvedimento più atteso nella manovra, ma alla fine la bozza della Legge di Bilancio 2024 porta un ulteriore incremento dei requisiti: da Quota 103 a Quota 104, quindi il passaggio da 62 anni più 41 anni di contributi a 63 anni più 41 di contributi.

Inoltre, se per Quota 103 erano previste finestre mobili di tre mesi per i lavoratori del privato e di sei mesi per il pubblico, ora tra la maturazione dei requisiti e il percepimento dell’assegno passeranno tre mesi in più.

Non solo. L’ammontare della pensione anticipata con Quota 103 è determinato come qualsiasi altro trattamento pensionistico, senza operare penalizzazioni o ricalcoli, anche se fino al compimento dell’età per il pensionamento di vecchiaia ordinario, non può superare cinque volte il trattamento minimo (oggi quest’ultimo è di 563,7 euro, quindi 2.254 euro).

Mentre con Quota 104 alla stretta sull’età si aggiunge un taglio permanente sull’importo complessivo dell’assegno che potrebbe andare, secondo stime, del 4% uscendo a 63 anni, quindi quattro anni prima della vecchiaia.

Si avrà, infatti, una riduzione sulla quota retributiva.

Nel caso di una pensione da 2.500 lordi al mese si perderebbero almeno 100 euro.

Ma chi potrà uscire prima con Quota 104?

Come emerge da una simulazione realizzata da Smileconomy per MF Milano Finanza, potranno utilizzarla i nati nel 1961 che hanno cominciato a lavorare almeno nel 1983 senza buchi contributivi, fino alla generazione del 1958 che ha iniziato a lavorare a 25 anni quindi sempre nel 1983.

Dall’analisi risulta che “aumentando la quota di un anno, tra il 2023 e il 2024, il risultato dei requisiti pensionistici che si ottiene è che le generazioni coinvolte restano le stesse”, spiega Andrea Carbone, fondatore di Smileconomy.

Con Quota 103 i massimi beneficiari erano i 62enni del 2023, cioè nati nel 1961.

Con Quota 104 si rimane ai nati del 1961: 63 anni nel 2024.

“Quello che cambia è che possono beneficiare di Quota 104 coloro che nel 2024 maturano i 41 anni di contribuzione, quindi coloro che hanno iniziato a lavorare nel 1983.

Nel 2023, con Quota 103 l’anno minimo di inizio dell’attività lavorativa, in ipotesi di continuità lavorativa, era il 1982, che consentiva per l’appunto 41 anni di contributi nel 2023″, aggiunge Carbone.

Le tabelle in pagina mostrano chi siano i nuovi beneficiari e beneficiarie dell’ipotesi di Quota 104 nel 2024.

“Per i lavoratori, si tratta di una diagonale che parte dai nati del 1961 che hanno iniziato a lavorare a 22 anni nel 1983: coloro che l’anno prossimo avranno 63 anni di età e 41 anni di contribuzione.

E poi via via a salire su altre generazioni escluse da Quota 103 e che matureranno i 41 anni di contributi nel 2024.

Per gli uomini quindi si tratta di un anticipo massimo, così come accadeva con Quota 103, di 1 anno e 10 mesi, visto che già esiste il requisito di pensione anticipata a 42 anni e 10 mesi”, spiega Carbone.

Per le lavoratrici le generazioni coinvolte sono le stesse, “con la differenza che il beneficio massimo di Quota 104 potrà essere di 10 mesi, visto che già esiste il requisito di pensione anticipata che prevede 41 anni di contribuzione”, ricorda Carbone.

Di quanto varia l’ammontare dell’assegno?

“Questo dipende da quale eventuale meccanismo di incentivi e penalizzazioni sarà messo in atto.

In assenza di penalizzazioni esplicite, anticipare di un anno e 10 mesi porterebbe a una diminuzione dell’assegno di circa il 5%-6%, in quanto la pensione verrebbe percepita prima, con una maggior attesa di vita”, stima Carbone.

In aggiunta, c’è la penalizzazione citata prima di circa il 4%.

Bisognerà capire se sarà possibile ripianare questa perdita svolgendo attività lavorativa: attualmente la pensione con Quota 103 non è cumulabile, fino al compimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia dei 67 anni, con qualsiasi reddito da lavoro, a eccezione dei redditi di lavoro autonomo occasionale fino a 5 mila euro di compensi lordi annui.

Insomma, gli scenari “confermano che Quota 104 avrebbe una platea ristretta, come Quota 103, con impatti sul momento della pensione relativamente limitati, sebbene si tratti comunque di quasi due anni di anticipo per i più fortunati.

Il meccanismo comunque darebbe una seconda opportunità a coloro che non hanno scelto Quota 103 nel 2023, riproponendo la possibilità nel 2024″, osserva Carbone.

Per quanto riguarda i lavoratori con anzianità dal 1996 ovvero interamente contributivi (o chi ha optato per il calcolo contributivo), la vecchiaia scatta con 67 anni di età e 20 anni di versamenti ma la manovra allenta il tetto minimo dell’importo dell’assegno per averla: non sarà pari a 1,5 volte il trattamento sociale (quest’anno 503,27 euro, quindi 754,9 euro) ma è stato abbassato a una volta (quindi 503,27 euro), in mancanza bisogna aspettare sempre almeno i 71 anni quando la pensione viene pagata indipendentemente dall’importo.

Viene però nel frattempo innalzato da 2,8 a tre volte l’assegno sociale (quindi il tetto è 1.509 euro, anche se nella prima bozza della manovra si parlava di 3,3 volte) l’importo che si deve maturare per andare in pensione tramite l’altro canale, quello della pensione anticipata (rispetto a quella di vecchiaia) che scatta a 64 anni di età e 20 di contributi (destinato solo a chi ha contributi post 1995 non anche a chi ha scelto il ricalcolo contributivo), riducendo quindi questa possibilità (oltre al fatto che, secondo le ultime indicazioni della manovra il trattamento anticipato sarà riconosciuto per un valore massimo non oltre cinque volte il trattamento minimo previsto dalla legge, si tratta quindi di una limitazione del contributivo).

Il risultato netto tra intervento su requisito di vecchiaia e di anzianità, quindi è una stretta anche se la bozza più recente della manovra introduce uno sconto per le lavoratrici con un figlio (restano con il vincolo di 2,8) e per quelle con più figli a 2,6.

Per i giovani precari e con carriere intermittenti Smileconomy ha considerato l’ipotesi dell’abolizione del limite che richiede una pensione di almeno 1,5 volte l’assegno sociale (754,9 euro lordi, circa 672 euro netti) per poter beneficiare del requisito di vecchiaia a 67 anni con 20 di contribuzione.

La tabella mostra i risultati di questa simulazione per giovani 25, 30, 35 e 40enni in due scenari dell’attesa di vita.

“Il beneficio medio sarebbe superiore ai quattro anni di età che intercorrono tra l’attuale requisito di vecchiaia di 67 anni e quello di vecchiaia contributiva dei 71 anni, quando la pensione non vale almeno 1,5 volte l’assegno sociale, perché grazie ai quattro anni in meno si risparmierebbero anche alcuni incrementi biennali dei requisiti per l’incremento dell’attesa di vita”, spiega Carbone.

Nei casi simulati si va da quattro anni e due mesi fino ai quattro anni e nove mesi di anticipo del momento della pensione.

“Una buona notizia, che ridimensiona il timore di andare in pensione dopo i 75 anni per i più giovani lanciato perfino dall’ex presidente dell’Inps Boeri.

Si tratta tuttavia di un beneficio limitato a chi avrà pensioni molto basse, dovute a carriere intermittenti, con basse retribuzioni”, sottolinea Carbone.

Opzione Donna e Ape sociale.

Dopo la decisione dello scorso anno di limitarla a poche categorie, la manovra tocca anche Opzione Donna, la possibilità per le lavoratrici di ritirarsi con 35 anni di contributi e 60 di età, perché dal 2024 l’età sale a 61 anni.

Per Ape sociale (l’ammortizzatore ponte destinato alle fasce più deboli) oggi sono necessari 63 anni e 30 di contributi (36 per gli addetti a mansioni gravose), dal 2024 63 anni e cinque mesi.

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