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[La storia] I 20 artisti ucraini adottati dal teatro Marruccino, la musica come concreta missione di pace

I Virtuosi di Kiev si sono riuniti in questi ultimi giorni, Chieti ha messo in piedi una operazione ardita e diplomatica non comune. Saranno ospitati in città, col programma di protezione Ue, alloggi e mezzi per vivere, l’aiuto di un grande musicista ucraino come Alexiey Shor che vive negli Usa, e soprattutto Chieti gli ha dato casa, il prestigioso teatro Marrucino.

Sergey, lo chiameremo così, ha un mucchietto di lego, mattoncini, ruotine, ma soprattutto ha lo spartito davanti a sé, pardon, le istruzioni del montaggio. È la mamma che più in là sul palco del Marrucino, col violino in mano, ha lo spartito per le prove: lui in un angoletto monta il giocattolo mentre la mamma prova e suona coi colleghi Virtuosi, questo gruppo di altissimo livello che Chieti ha adottato e che ora si è riunito nella “piccola Scala”, come dice il direttore del complesso Dmitry Yablonski. Una storia condensata di emozioni: a stringerla con un po’ di è “violini al posto dei kalashnikov”, perché la «musica è strumento di pace», conferma Dmitri Yablonski.

Giovedì sera i Virtuosi di Kiev faranno il primo concerto. Sono 20 artisti, molti di loro in età militare e quindi arruolabili: una lunga operazione alla quale hanno partecipato tutte le istituzioni cittadine a partire da Comune dalla prefettura in giù per arrivare a strappare questi giovani talenti dal dramma della guerra e portarli a fare quello che meglio sanno fare: suonare, anche grazie a dei permessi speciali dati dalle autorità ucraine.

Il programma è di restare a Chieti a lungo, per farne base di una serie di concerti in tutta l’Europa: «ma il Marrucino sarà la nostra piccola Scala» ha proseguito Yablonski «e faremo di tutto per occuparci solo di musica, restando il più possibile lontani dalle strumentalizzazioni politiche. Se suoneremo musica russa? La musica è strumento di pace, in Israele non si suona Wagner, ma Baremboin è ebreo e dirige Bayreuth, in Armenia non si suona Kachaturian, parlare di queste cose non è uno scherzo. Io so solo che l’Italia è paese di aiuto sincero nei confronti dei rifugiati».

Si, suoneranno anche musica russa. C’è la benedizione affettuosa del Prefetto Forgione «non era semplice», farli venire, ma «bisognava crederci. È la differenza che c’è tra la passione e il dovere». Emozionato, è la parola giusta, il sindaco Ferrara «li abbiamo voluti qui, sottraendoli dalla guerra che hanno in patria, per consentire loro di continuare a suonare. Come Comune, non so se ce ne sono altri in Italia che sono riusciti in un intento simile al nostro, in questi mesi abbiamo interloquito con le autorità ucraine, affinché questa speciale “adozione” si potesse fare, lavorando insieme alle autorità locali, affinché si potesse arrivare ad accoglierle i musicisti con le loro famiglie».

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