Il 30% dei prestiti erogati dal Fondo di garanzia per le Pmi è a rischio restituzione. E’ questa la stima del Ministero dello Sviluppo economico indicata da Laura Aria, direttrice generale per gli incentivi alle imprese del Mise, durante l’audizione davanti alla Commissione banche sul decreto liquidità. “Il Fondo ha accantonato un 30% che è una media tra le probabilità di imprese che potranno restituire il finanziamento e le imprese che non potranno restituirlo”, ha precisato Aria mettendo in evidenza che “nonostante il Fondo non faccia una sua valutazione del merito creditizio, le banche continuano a farlo e vanno a vedere non tanto situazione che si è determinata oggi che c’è la crisi, ma come le imprese stavano prima”.
Al Fondo, ha continuato, arrivano le richieste di “imprese che non sono sane in questo momento di crisi economica, ma lo erano prima”. Se la platea dei possibili richiedenti dovesse allargarsi per esempio al terzo settore, il Fondo dovrebbe accantonare più del 30%. I tempi per l’erogazione dei prestiti non dipendono dal Fondo. Nelle procedure di concessione dei finanziamenti “da una parte c’è il Fondo di garanzia che ha avuto una reazione immediata. Dall’altra c’è tutto il sistema bancario, che si è dovuto mettere a correre e sta ancora correndo. Vediamo che alcuni istituti caricano più operazioni, altre meno”, ha continuato l’esponente del Mise. In questa partita “abbiamo messo tutta la passione, al di là del mero impegno burocratico, perché siamo consapevoli che stiamo facendo un servizio al Paese in questo momento emergenziale”.
Le domande di finanziamento arrivate al Fondo continuano a cresce. Il Medio Credito Centrale ha comunicato che alla data di ieri erano 175.458 per un importo di euro 8.675.791.738,64. Di queste domande, 173.259 sono quelle pervenute ai
sensi del decreto Cura Italia e Liquidità. In particolare 149.723 operazioni riferite a finanziamenti fino a 25 mila euro, con copertura al 100% per un importo finanziato di euro 3.150.010.950,75, per i quali l’intervento del Fondo è concesso automaticamente e possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore; 78 operazioni di riassicurazione con copertura al 100% per finanziamenti di durata fino a 72 mesi; 1.995 operazioni di garanzia diretta con copertura al 90% per finanziamenti di durata fino a 72 mesi; 10.991 operazioni di garanzia diretta, con percentuale di copertura all’80%; 5.917 operazioni di riassicurazione, con percentuale di copertura al 90%; 1.498 di rinegoziazione e/o consolidamento del debito con credito aggiuntivo di almeno il 10% del debito residuo e con incremento della percentuale di copertura all’80% o al 90%; 94 riferite a imprese quotate piccole e medie (“small mid” e “small cap”) con percentuale di copertura all’80% e al 90%; 2.963 con beneficio della sola gratuità della garanzia, che a normativa previgente erano a titolo oneroso; 2.199 ai sensi della previgente normativa. In relazione alle operazioni di rinegoziazione e/o consolidamento, ammissibili ai sensi del decreto Cura Italia e Liquidità, l’incremento del credito aggiuntivo è del 67,8%, passando da 168,6 milioni a 283 milioni di euro.
Per sollecitare le banche a velocizzare le procedure di erogazione dei prestiti è sceso in campo il governo. Nei giorni scorsi il premier, Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in video conferenze bilaterali, hanno chiamato i principali amministratori delegati delle grandi banche italiane. Con toni cordiali e collaborativi, secondo quanto riferisce Il Messaggero, nel corso di conversazioni di 8-10minuti ciascuna, il premier e il ministro del Tesoro hanno sondato i top manager sull’andamento della raccolta di domande, lo stato di inserimento delle stesse, lo stato delle erogazioni e sull’intera procedura. E soprattutto da alcuni di essi hanno voluto sapere i tempi di delibera ed erogazione. Conte e Gualtieri hanno fatto riferimento ai numeri complessivi che, rispetto alle attese del mercato, sono ancora lontani dagli obiettivi che si vorrebbe raggiungere.








